#SEMEPI: Parola di… Marta Duò, autrice de "I superstiti di Ridian"

Come già annunciato sulla pagina Facebook, da oggi fino a domenica saremo in compagnia di Marta Duò, autrice de “I superstiti di Ridian”, uscito da pochissimo per Plesio Editore.Abbiamo suddiviso le giornate per argomenti, che trovate riassunti qui sotto. Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia QUI sia sulla pagina, se preferite, Marta risponderà volentieri.
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Partiamo da dove tutto ha avuto inizio: come nasce “I superstiti di Ridian”? 
I Superstiti di Ridian ha un’origine comune con tutte le mie storie: il mondo onirico. Tre anni fa il mio cervello, esaurito dallo shock post maturità, decise di trasportarmi in un pianeta immaginario, prossimo al centro della Galassia, in un futuro in cui la Terra era stata devastata dai cambiamenti climatici in atto già oggi. Fuse i programmi di astronomia, geologia, letteratura inglese al documentario Sixdegreescouldchange the world e originò così il background distopico. Questo però lo scoprii qualche mese più tardi; all’inizio mi limitavo a riempire le pagine con l’avventura che avevo vissuto in sogno. Le due voci narranti, Daar e Nerissa, erano i miei occhi, che guardavano attoniti un pianeta possente come Ridian messo in ginocchio da due secoli di guerra, e lottavano per salvarlo dietro barricate nemiche, dietro pregiudizi radicati da generazioni. Inizialmente, avrebbe dovuto essere un racconto. Quando decisi di ampliarlo, mi accorsi che nel mio subconscio era già presente il ricordo di ciò che Ridian era stato un tempo e di ciò che la Terra aveva affrontato, e con essa l’umanità, costretta a crescere le nuove generazioni su un pianeta remoto e ostile. La disperazione dei superstiti di Ridian, umani e indigeni, è ancora viva in me, così come la speranza per cui combattono i protagonisti. Starà a voi scoprire se sarà soffocata dalla crudeltà della guerra o se darà origine a una nuova era.

Parlaci un po’ dei protagonisti del libro! Per qualcuno dei tuoi personaggi ti sei ispirata, volente o nolente, a persone reali? 
I personaggi principali sono tre: le voci narranti Nerissa e Daar, e la professoressa Handel, che muove materialmente le fila della storia.In modo del tutto involontario, la professoressa Handel è la versione romanzata della mia professoressa d’inglese degli ultimi due anni del liceo. Ricordo che, quando mi svegliai dal sogno, la prima cosa che mi domandai fu “ma cosa ci faceva lei in questa storia?”. Handel è un personaggio estremamente ambiguo e complesso, complice il suo viaggio da Ridian alla Terra per diventare insegnante, eppure quando affronta una platea di studenti annoiati è la professoressa che ho conosciuto io: insegna con passione anche là dove non può sperare di far presa, per quanto le motivazioni “letterarie” di questa sua scelta di vita siano caratteristiche del personaggio.A legarla a Nerissa vi sono le lezioni clandestine di letteratura, in particolare di poesia. A Red City, la colonia in cui vivono entrambe, la storia e la letteratura sono infatti soggette a una forte censura, che limita il programma al ventesimo secolo (le vicende sono ambientate nel venticinquesimo). Nerissa è una studentessa di vent’anni, cresciuta con lo scopo di essere portata sulla Terra a pareggiare il tasso di mortalità, insofferente verso il regime della scuola della colonia. È grazie a questo atteggiamento che attira l’attenzione e, in parte, la fiducia di Handel: entrambe sono originarie di Ridian, eppure sono estranee alla corruzione della società umana, abbandonata a se stessa sul campo di guerra.Daar, infine, è un indigeno. Ha la medesima età di Nerissa ma, a differenza sua, ha vissuto sulla propria pelle ogni combattimento, a partire da quello che ha annientato il suo nucleo familiare e ne ha decretato la sorte di guerriero. La contrapposizione tra le loro voci è proprio questa: alle loro spalle vi è una differenza abissale, apparentemente incolmabile, di odio e sangue, soprattutto da parte di Daar. Sono giovani e sono entrambi il frutto delle rispettive società, ma non corrotti al punto da non riuscire a vedere oltre i propri pregiudizi. Impareranno che la lotta più ardua è quella di saper comprendere l’altro, ma l’esito non sarà scontato.

Nella trama si pone l’accento su un tema che, oggi più che mai, torna a farsi vivo: lo scontro tra due mondi, due civiltà. Quanto è importante la diversità nel tuo libro? 
Come ho preannunciato nei punti precedenti, la diversità, in particolare tra popoli diversi, è un tema fondamentale. È caratteristico di un certo filone della fantascienza (nominiamo la Le Guin, dato che la adoro?) ma non ho voluto inserirlo nel tentativo di omaggiare qualcuno o di continuare una tradizione. È piuttosto il frutto dei viaggi che ho compiuto nella mia vita, alcuni in Paesi piuttosto esotici, che cozzano molto con la mia natura sedentaria: ho osservato stili di vita a me totalmente estranei, restandone affascinata, e ho condiviso queste escursioni con turisti annoiati, di quelli che “non vedo l’ora di raccontarlo agli amici”. Ecco, il conflitto che ho stabilito tra il popolo di Ridian e gli umani è basato proprio sul disinteresse a comprendere. Da una parte, i terrestri hanno conquistato Ridian per tentare di sopravvivere, senza nessuna intenzione di scendere a patti; dall’altra, gli indigeni hanno visto fallire ogni tentativo di salvare il proprio pianeta e sono diventati sordi ad altre mediazioni. A pagarne le conseguenze è Nerissa che, pur non essendo un militare addestrato, subisce secoli di diffidenze e rancori come se fosse la causa di ogni male.Non è un caso se lei e Daar hanno la stessa età: le loro mentalità sono formate da eventi e insegnamentiopposti, ma non dalla differenza di anni che ha reso intransigenti, per esempio, gli indigeni più anziani. Per quanto Daar non sia l’unico giovane, possiede una caratteristica che in guerra si tende a sopprimere, la curiosità. Per questo motivo ho affidato a lui il compito di infrangere ogni barriera impostagli dall’esterno, e mostrare che l’unica via per costruire la speranza di un futuro migliore è dubitare, dubitare sempre e indagare con i propri mezzi.

Hai qualcos’altro da aggiungere? 
Sì, una piccola postilla riguardante il documentario che ho citato. Lo vidi più di sei anni fa, quando un mio professore portò questo suo dvd e cercò di incuriosirci circa il programma di geografia. Sono abbastanza sicura che il titolo fosse Sei gradi per la Terra e fosse della National Geographic. Ora, non sono mai più riuscita a recuperarlo in italiano ma, poiché si basava sui celebri studi di Mark Lynas, vi consiglio di cercare Sixdegreescouldchange the world su Google. Non sono sicura che si tratti della versione in inglese dello stesso documentario, ma le teorie alla base sono quelle, così come gli effetti previsti per ogni innalzamento di un grado della temperatura terrestre. Gli scenari non sono affatto rassicuranti, potete farvene un’idea già da qui: http://video.nationalgeographic.com/video/news/wild-chronicles/six-degrees-wcvin La mia incertezza deriva dal fatto che, pur impressionandomi molto, all’epoca lo misi in archivio nel cervello e lì restò, almeno fin quando lui stesso non me lo ripresentò e mi costrinse a cercarlo. Comprendere il disastro in atto sulla Terra è fondamentale per capire come mai, nel XXIII secolo, ho fatto migrare i terrestri su Ridian, in una missione a rischio elevatissimo.

isuperstitidiridianAnteprima: sito Plesio EditoreTRAMA: XXV secolo: la Terra è ormai un deserto di sabbia e ghiaccio e le nuove generazioni crescono su Ridian, pianeta prossimo al centro della Galassia. La guerra contro gli antichi abitanti lo ha reso un territorio ostile, in cui le colonie terrestri non sono più al sicuro. Sotto la cupola di Red City vivono Nerissa, studentessa destinata al ritorno sulla Terra, e Handel, professoressa che le impartisce lezioni clandestine di letteratura. Una missione inattesa le trascinerà nel terribile conflitto che ha devastato i due mondi. Al centro di uno scontro di civiltà, Nerissa dovrà scegliere tra le rassicuranti menzogne della sua vecchia vita e le atroci verità che le rivelerà Daar, giovane combattente determinato a porre fine all’epoca della colonizzazione umana.
Ora tocca a voi: avete qualche domanda da fare a Marta? Non scordatevi l’appuntamento di domani!

#Pisa Book Festival: intervista a Giordana Gradara

Come anticipato qui, ho avuto il piacere di incontrare Giordana Gradara con cui ho scambiato quattro chiacchiere. 
Per chi non lo sapesse, è stata la prima editrice che ho intervistato per SEMEPI
Vi siete persi l’intervista? 
Molto male, ma potete sempre recuperarla qui: Intervista Plesio Editore.
Dopo questa breve introduzione veniamo subito a noi, ché ci sono tante cose interessanti da leggere!
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È la prima volta che venite al Pisa Book Festival? 
Sì, è il primo anno che partecipiamo a questa manifestazione. Ne abbiamo sempre sentito parlare bene e la nostra posizione geografica ci pone a metà fra Pisa e Chiari, in provincia di Brescia. Fino all’anno scorso entrambe le città ospitavano due manifestazioni dedicate alla microeditoria, Chiari ci era più comoda, quindi abbiamo sempre preferito l’altra location. Quest’anno finalmente hanno capito che potevano anche essere fatte in due date diverse, quindi l’altra settimana eravamo al Festival della MicroEditoria di Chiari e oggi siamo qui.

Ho visto appunto che partecipate a molte fiere: avete riscontrato qualche differenza per quanto riguarda il pubblico delle varie manifestazioni? 
Una fiera è assolutamente diversa dall’altra, e la stessa fiera, di anno in anno, non presenta lo stesso tipo di pubblico, è sempre una scoperta nuova. In linea di massima posso dire che ho trovato delle differenze come preferenza di un genere piuttosto che di un altro tra le varie regioni, ma cose comunque molto aleatorie. Possono anche essere smentite al prossimo incontro.

Più o meno qual è la tendenza delle varie regioni? 
Ho visto che ultimamente c’è stata un’ondata di Urban Fantasy associato al Paranormal Romance,anche se sono due cose diverse, soprattutto per quel che riguarda il sud Italia, fino a Roma, mentre al nord persiste ancora, abbastanza forte, l’amore per il fantasy classico. È una cosa in linea ovviamente generica.

Qual è il panorama delle case editrici italiane? Quanto è difficile aprire una nuova realtà editoriale e mantenerla, oggi? Si può o spesso rimane solo un sogno? 
Il panorama è abbastanza grigio. I lettori sono sempre di meno, i libri sempre di più. Diciamo che sopravvive chi trova la sua nicchia di mercato e fa di tutto per non deluderla. I guadagni son risicati, ma tutto dipende dalle aspettative, e dall’investimento iniziale. Tra l’altro è complicato risponderti, perché ci sono pubblicazioni più facili da vendere e altre più complesse. Diciamo che comunque stiamo parlando di una bella sfida.

E il panorama del fantasy in Italia? Spesso come genere viene screditato, ma poi col boom di Game of Thrones, per dirne una, sembra essersi creato un fenomeno che attira molti fan, dando forse un nuovo futuro al genere. E’ un’impressione o c’è davvero una ripresa? E’ la mentalità dei lettori che deve cambiare o qualcosa anche nel tipo di trame proposte? 
Non so se sia cambiato qualcosa. Si diceva lo stesso del fenomeno Signore degli Anelli. Credo che sia un genere che goda di interesse ciclico. In realtà la nostra forza è attirare sia il lettore occasionale, magari attratto proprio dallo spopolare del momento, che quello già esperto e navigato del mondo della fiction. Non penso che debba essere il lettore a cambiare. Noi costruiamo un prodotto per lui, è più logico che siano gli autori e gli editori a muoversi secondo i suoi desideri. Certo, se poi vogliamo parlare di cultura del fantastico (o della lettura in genere), questo è un altro paio di maniche.

Veniamo alle spine! Nel dibattito Torino-Milano come si inserisce una casa editrice indipendente come la vostra? 
La nostra casa editrice spalleggia Torino, anche perché, per come si sta ponendo tutta la questione, Torino punterà effettivamente sulla qualità. Anzi, i tanti difetti che ha avuto fino allo scorso anno il Salone di Torino, come ospitare alcuni editori dalle politiche non troppo etiche, verranno eliminate, mentre la fiera di Milano è ancora prettamente commerciale. Consideriamo che quest’ultima viene spalleggiata dall’Associazione Italiana Editori, la quale è composta prevalentemente dai grandi marchi. Piccolo aneddoto: quando noi abbiamo fatto richiesta d’iscrizione all’AIE alcuni anni fa, perché per fare scolastica devi essere forzatamente iscritto, non ci hanno mai risposto.

Sì, ho visto che molti hanno lasciato all’AIE. 
Molti editori sono usciti dall’Associazione Italiana Editori, tra l’altro ne è stata aperta un’altra che è l’associazione Amici del Salone del Libro di Torino, che ovviamente spalleggerà il Salone. Non abbiamo ancora visionato il regolamento della nuova associazione, quindi non so se aderiremo o meno, però come fiera ci sta piacendo molto di più l’impostazione che ha Torino, e mi è piaciuta anche molto la risposta, che ho visto in maniera parziale, dei torinesi. Tra i miei autori tre sono torinesi e sono tutti e tre inviperiti. Secondo me la città di Torino reagirà benissimo, questo sarà il Salone che veramente cambierà la direzione e lo rinnoverà. Dato che il personale del Salone di Torino dello scorso anno ora lavora alla fiera di Milano, quest’anno avremo a che fare con persone che al Salone lavoravano nel retrobottega, senza aver modo di far valere le loro idee, che secondo me invece sono molto valide.Lo scorso anno avevamo a che fare con il personale del Salone del Libro di Torino che bellamente quest’anno lavora per il Salone di Milano il che, secondo me, è molto positivo perché ha dato modo di svecchiarsi relativamente, perché quest’anno abbiamo a che fare con alcune persone che l’anno scorso lavoravano diciamo nel retrobottega e non avevano modo di far valere le loro idee, che secondo me invece sono molto valide. Quelli con cui ho avuto a che fare fino a questo momento sono tutti molto giovani, hanno idee innovative e sono molto motivati.

Ho visto anche che, finalmente, hanno fatto degli sconti per gli stand. 
Finalmente c’è un’associazione del libro con annessa fiera che si mostra aperta o comunque disponibile verso la piccola editoria. Non potevano fare diversamente: se la grande editoria va a Milano è logico che qualcuno devono riuscire a farlo rimanere, e per farlo devono offrire degli stand vantaggiosi. Una cosa molto bella che hanno fatto è stato collaborare col Politecnico, non so se questo si sa. Quest’anno tutta la manifestazione non sarà più disegnata con i soliti stand lineari, ma verranno progettati, almeno per quelli per cui la progettazione verrà effettivamente affidata al Politecnico, degli stand open space.

Spesso un lettore preferisce acquistare i libri su Amazon o simili piuttosto che in libreria. Questo come influisce sulla casa editrice e sulle vendite? È importante richiedere un vostro titolo in libreria, vi consente più visibilità o non c’è alcuna differenza? 
La situazione ideale per noi si ha o con la vendita diretta in fiera o sul sito, così abbiamo anche il rapporto diretto con il lettore soprattutto, c’è modo di conoscersi, di tastare il polso, vedere che cosa piace e che cosa viene richiesto o no. Diversamente i nostri libri sono tutti ordinabili tranquillamente per quel che riguarda il discorso online, relativamente per quel che riguarda il discorso librerie. Che un libro venga venduto da IBS, da Amazon o dalla libreria sotto casa per noi è uguale perché il nostro distributore è sempre lo stesso, per l’uno e per l’altro canale. E’ logico che avere una libreria disponibile a ordinare un nostro titolo, per noi è un vantaggio. I nostri titoli sono distribuiti da Libro Co che è un distributore toscano, ma si occupa di distribuzione a livello nazionale ed è anche partner FastBook. Quindi sono ordinabili in tutte le catene IBS, Ubik senza problemi e in realtà da qualsiasi libraio indipendente. Poi prendiamo accordi anche direttamente con le librerie, laddove ci fossero delle librerie disponibili, ma questo di solito succede solamente quando si ha una libreria di genere, come la Miskatonic di Reggio Emilia o un’altra che ha aperto da poco a Torino.

Mi chiedevo: se c’è richiesta di quel dato libro, il libraio è portato a tenere qualche copia in negozio. 
A livello teorico sì, a livello pratico generalmente il libraio ordina semplicemente quella che gli viene chiesta e poi forse, ma… (Insomma, abbiamo capito che non va proprio così!)

Una pubblicazione digitale può risolvere in parte il problema? Forse attira più lettori, anche fra chi guarda con scetticismo verso realtà più piccole, per i bassi costi degli ebook. E, a questo proposito, perché esiste così tanto divario tra i prezzi degli ebook di un grande marchio e quelli di una casa editrice minore? Su cosa si basa il prezzo di un ebook? 
Sfortunatamente la piccola/media editoria, con i suoni numeri e la sua distribuzione, non può permettersi di ridurre il prezzo di copertina ai livelli dei grossi editori, che di solito tra l’altro posseggono anche direttamente gli stabilimenti tipografici, l’azienda di distribuzione e –spesso- la rivendita, potendosi permettere così di abbattere i costi. Non ho la presunzione di sapere il perché i grandi marchi continuino a mantenere alto il prezzo degli ebook, posso solo avanzare delle ipotesi. In un mercato in crisi, dove per noi piccoli il digitale rappresenta una grossa opportunità, per il grande editore rappresenta invece un campo in cui il suo – passami il termine- monopolio di distribuzione viene sensibilmente ridotto. È vero che anche nel digitale il grosso marchio ha una visibilità cento volte superiore alla nostra, ma è altrettanto vero che comunque chiunque cerchi un nostro ebook è in grado di trovarlo e non si trova di certo di fronte alle problematiche classiche di chi ordina un titolo di un piccolo editore in una qualsiasi libreria (problematiche tra l’altro presenti spesso anche quando si parla di libri distribuiti comunque da un distributore nazionale). In sostanza, penso che per i grandi gruppi il digitale rappresenti il pericolo di allargare il mercato a concorrenti se non pericolosi presi singolarmente, sicuramente spaventosi considerati nel loro insieme. Del resto, uniti, gli editori medi e piccoli rappresentano oltre l’80% del totale (indagine ISTAT sulla produzione libraria del 2015). Per concludere, credo che la politica del prezzo alto dell’ebook utilizzata dalla grande editoria trovi la sua ragion d’essere proprio nel tentativo di sabotaggio del mercato digitale. Impossibile, credo, ma di certo anche se si trattasse di una mossa incapace di arrestare questo fenomeno, di sicuro si tratta di una strategia idonea a rallentarlo.

Grazie mille della disponibilità. 
Grazie a te e buon proseguimento.

Spero che vi sia piaciuta e che l’abbiate trovata interessante!
A domani per la prossima intervista! 

#SEMEPI: Intervista all’editrice Giordana Gradara, Plesio Editore

Benvenuti, Lettori!
Oggi al Pozzo dei Sussurri c’è molta trepidazione. Sono così felice che non sto nella pelle di passare alla parte importante di questo post, ma due spiegazioni ve le devo dare.
Da circa una settimana ho avviato un’iniziativa di cui vi ho parlato QUI e di cui trovate maggiori informazioni cliccando sull’immagine in alto nella colonna di sinistra.
L’avrete comunque capito dal titolo dell’immagine: si tratta di sostenere le piccole case editrici… intervistando direttamente gli editori!
E’ con immenso piacere che inauguro l’iniziativa con l’intervista a Giordana Gradara, editrice della Plesio Editore. Prima di lasciare la parola, però, conosciamo la storia di questa giovane Casa Editrice.

La Casa Editrice
Plesio Editore nasce nell’ottobre 2011 dalla passione di alcuni amanti del genere fantasy e della letteratura d’evasione. Dal desiderio di dimostrare che il fantastico è e vale molto più di quanto comunemente non si pensi.
Con i nostri libri vogliamo ottenere un prodotto eccellente, curato, amato in ogni fase di lavorazione. Un prodotto per la cui realizzazione non sono stati accettati compromessi, per il cui acquisto un cliente non debba mai dispiacersi. Un libro che sia il risultato dell’amore che lo scrittore ha impiegato nello scriverlo e della passione che l’editore ha provato nel lavorarci sopra.
Le nostre collane, AurendorSirioCucciosaruri ed ePlesio, vogliono diventare un faro per tutti gli appassionati di letteratura fantastica e noi lavoreremo affinché ciò avvenga.
Di quanto detto sopra, c’è una frase che ci preme sottolineare; la mancata accettazione di compromessi. Di nessun tipo. Plesio si schiererà con la buona letteratura e con i bravi autori (questo è il minimo), ma anche con la trasparenza, il rapporto umano, il lavoro duro, l’originalità e, soprattutto, il coraggio.
Ecco appunto; il coraggio. Non si può cambiare un mondo senza coraggio e quello dell’editoria non fa eccezione. Ne consegue la nostra scelta di essere noi i primi investitori dei libri che pubblicheremo.


CONTATTI UTILISito: Plesio Editore
Pagina Facebook: Plesio Editore
E-mail: info@plesioeditore.it
Curiosità: offrono servizi editoriali per chi cerca un aiuto per correggere il proprio manoscritto. Per gli interessati ecco il link: Servizi Editoriali

Ora diamo finalmente il benvenuto a Giordana Gradara, l’editrice di Plesio Editore!
Ma bando alle ciance: cominciamo subito con le domande.

Cominciamo con una domanda semplice, ma che mi ha sempre incuriosita: qual è il motivo della scelta del nome della Casa Editrice e del logo?Bene, questa la so!Scherzi a parte, cercavamo un nome che potesse riportare alla capacità di esplorare mondi diversi dal nostro. Inizialmente la lista era varia, c’era sì Plesio (da plesiosauro, la famiglia a cui si fa appartenere per convenzione Nessie, il famoso mostro di Lock Ness), ma anche Nautilus, Argo o Zaratan. Il greco a questo punto c’è venuto in aiuto. “Plesio” significa “vicino”. E così come il plesiosauro è vicino, ovvero simile, a un dinosauro senza esserlo… Plesio racconta storie vicine alla realtà, esplorandone il lato fantastico.

Lasciamo da parte le curiosità e veniamo alle domande tecniche! Qual è la vostra linea editoriale? Di quali generi vi occupate?So anche questa. Ho quasi il dubbio di essermi preparata a dovere a questo punto!Ci occupiamo di fantastico, in particolare di fantasy e fantascienza, senza disdegnare nessuno dei sottogeneri a questi ascrivibili. Be’, in effetti era una risposta abbastanza facile.

Pubblicate solo libri di autori italiani o anche di autori stranieri? Perché questa scelta?Al momento abbiamo pubblicato solo italiani, ma non è detto che in futuro le cose non possano cambiare. 

Pubblicate cartacei o ebook?Entrambi. Di solito i nostri cartacei diventano ebook, ma abbiamo anche storie che nascono appositamente per il mercato digitale. Crediamo che ogni storia abbia un suo formato di riferimento.

Su quale aspetto ponete maggior attenzione per la pubblicazione e/o promozione di un libro?Ecco, questa è una domanda un po’ più complessa.Risponderò dilungandomi un po’, fingendo di sapere, come si faceva all’università con le domande più ostiche.Dunque, la pubblicazione dicevamo. I libri per essere pubblicati devono rispondere a tre criteri fondamentali più uno intrinseco.

1) Devono essere buoni libri,
2) Devono essere coerenti con le nostre collane,
3) Devono avere buone possibilità di essere ben accettati dal mercato.

Poi c’è il valore intrinseco della piacevolezza, che forse è il più importante di tutti. Dobbiamo esserci appassionati durante la sua lettura.La promozione, invece, è qualcosa di più complesso. Non esistono ricette magiche. Noi piccoli non possiamo contare su una distribuzione che garantisca la presenza immediata in tutte le librerie, quindi i canali tradizionali di pubblicità spesso non sono adatti a noi, perché se anche il lettore trovasse interessante la recensione letta sul tal quotidiano, senza trovare il libro fisicamente sugli scaffali difficilmente proverà a cercarlo. Il digitale supera questo scoglio solo in parte, perché se è vero che un file è immediatamente scaricabile da chiunque, è altrettanto vero che le prime pagine di ricerca e i libri più in evidenza sono sempre i soliti noti. Al momento crediamo che il modo migliore per farci conoscere sia parlare direttamente con i nostri lettori, ed è per questo che amiamo molto partecipare alle fiere di settore.

Qual è la distribuzione della vostra Casa Editrice?Siamo distribuiti a livello nazionale da Libro Co, che è partner FastBook.

Siamo già giunti all’ultima domanda! Prima di salutarci un’ultima cosa: qual è la qualità indispensabile per un editore? E quali requisiti deve avere un autore per attirare la vostra attenzione?

Penso che ogni editore abbia la sua qualità indispensabile. Noi crediamo particolarmente nel lavoro di squadra, per questo cerchiamo di coltivare positivamente il rapporto e la collaborazione con i nostri autori. La qualità che non vorrei mai Plesio perdesse, neanche a fronte di una crescita aziendale, è la capacità di creare rapporti sani e costruttivi con tutti i nostri autori e collaboratori. 

Grazie mille a Giordana per averci dedicato parte del suo tempo e aver soddisfatto la nostra curiosità! Grazie a voi per avermi ospitato.

Io vi rimando alla pagina Facebook di SEMEPI, ricordandovi che per i prossimi 7 giorni pubblicizzeremo 7 titoli del catalogo della Plesio Editore. Mi raccomando, passate a trovarci!

Yvaine