#SEMEPI: Parola di… Marta Duò, autrice de "I superstiti di Ridian"

Come già annunciato sulla pagina Facebook, da oggi fino a domenica saremo in compagnia di Marta Duò, autrice de “I superstiti di Ridian”, uscito da pochissimo per Plesio Editore.Abbiamo suddiviso le giornate per argomenti, che trovate riassunti qui sotto. Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia QUI sia sulla pagina, se preferite, Marta risponderà volentieri.
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Partiamo da dove tutto ha avuto inizio: come nasce “I superstiti di Ridian”? 
I Superstiti di Ridian ha un’origine comune con tutte le mie storie: il mondo onirico. Tre anni fa il mio cervello, esaurito dallo shock post maturità, decise di trasportarmi in un pianeta immaginario, prossimo al centro della Galassia, in un futuro in cui la Terra era stata devastata dai cambiamenti climatici in atto già oggi. Fuse i programmi di astronomia, geologia, letteratura inglese al documentario Sixdegreescouldchange the world e originò così il background distopico. Questo però lo scoprii qualche mese più tardi; all’inizio mi limitavo a riempire le pagine con l’avventura che avevo vissuto in sogno. Le due voci narranti, Daar e Nerissa, erano i miei occhi, che guardavano attoniti un pianeta possente come Ridian messo in ginocchio da due secoli di guerra, e lottavano per salvarlo dietro barricate nemiche, dietro pregiudizi radicati da generazioni. Inizialmente, avrebbe dovuto essere un racconto. Quando decisi di ampliarlo, mi accorsi che nel mio subconscio era già presente il ricordo di ciò che Ridian era stato un tempo e di ciò che la Terra aveva affrontato, e con essa l’umanità, costretta a crescere le nuove generazioni su un pianeta remoto e ostile. La disperazione dei superstiti di Ridian, umani e indigeni, è ancora viva in me, così come la speranza per cui combattono i protagonisti. Starà a voi scoprire se sarà soffocata dalla crudeltà della guerra o se darà origine a una nuova era.

Parlaci un po’ dei protagonisti del libro! Per qualcuno dei tuoi personaggi ti sei ispirata, volente o nolente, a persone reali? 
I personaggi principali sono tre: le voci narranti Nerissa e Daar, e la professoressa Handel, che muove materialmente le fila della storia.In modo del tutto involontario, la professoressa Handel è la versione romanzata della mia professoressa d’inglese degli ultimi due anni del liceo. Ricordo che, quando mi svegliai dal sogno, la prima cosa che mi domandai fu “ma cosa ci faceva lei in questa storia?”. Handel è un personaggio estremamente ambiguo e complesso, complice il suo viaggio da Ridian alla Terra per diventare insegnante, eppure quando affronta una platea di studenti annoiati è la professoressa che ho conosciuto io: insegna con passione anche là dove non può sperare di far presa, per quanto le motivazioni “letterarie” di questa sua scelta di vita siano caratteristiche del personaggio.A legarla a Nerissa vi sono le lezioni clandestine di letteratura, in particolare di poesia. A Red City, la colonia in cui vivono entrambe, la storia e la letteratura sono infatti soggette a una forte censura, che limita il programma al ventesimo secolo (le vicende sono ambientate nel venticinquesimo). Nerissa è una studentessa di vent’anni, cresciuta con lo scopo di essere portata sulla Terra a pareggiare il tasso di mortalità, insofferente verso il regime della scuola della colonia. È grazie a questo atteggiamento che attira l’attenzione e, in parte, la fiducia di Handel: entrambe sono originarie di Ridian, eppure sono estranee alla corruzione della società umana, abbandonata a se stessa sul campo di guerra.Daar, infine, è un indigeno. Ha la medesima età di Nerissa ma, a differenza sua, ha vissuto sulla propria pelle ogni combattimento, a partire da quello che ha annientato il suo nucleo familiare e ne ha decretato la sorte di guerriero. La contrapposizione tra le loro voci è proprio questa: alle loro spalle vi è una differenza abissale, apparentemente incolmabile, di odio e sangue, soprattutto da parte di Daar. Sono giovani e sono entrambi il frutto delle rispettive società, ma non corrotti al punto da non riuscire a vedere oltre i propri pregiudizi. Impareranno che la lotta più ardua è quella di saper comprendere l’altro, ma l’esito non sarà scontato.

Nella trama si pone l’accento su un tema che, oggi più che mai, torna a farsi vivo: lo scontro tra due mondi, due civiltà. Quanto è importante la diversità nel tuo libro? 
Come ho preannunciato nei punti precedenti, la diversità, in particolare tra popoli diversi, è un tema fondamentale. È caratteristico di un certo filone della fantascienza (nominiamo la Le Guin, dato che la adoro?) ma non ho voluto inserirlo nel tentativo di omaggiare qualcuno o di continuare una tradizione. È piuttosto il frutto dei viaggi che ho compiuto nella mia vita, alcuni in Paesi piuttosto esotici, che cozzano molto con la mia natura sedentaria: ho osservato stili di vita a me totalmente estranei, restandone affascinata, e ho condiviso queste escursioni con turisti annoiati, di quelli che “non vedo l’ora di raccontarlo agli amici”. Ecco, il conflitto che ho stabilito tra il popolo di Ridian e gli umani è basato proprio sul disinteresse a comprendere. Da una parte, i terrestri hanno conquistato Ridian per tentare di sopravvivere, senza nessuna intenzione di scendere a patti; dall’altra, gli indigeni hanno visto fallire ogni tentativo di salvare il proprio pianeta e sono diventati sordi ad altre mediazioni. A pagarne le conseguenze è Nerissa che, pur non essendo un militare addestrato, subisce secoli di diffidenze e rancori come se fosse la causa di ogni male.Non è un caso se lei e Daar hanno la stessa età: le loro mentalità sono formate da eventi e insegnamentiopposti, ma non dalla differenza di anni che ha reso intransigenti, per esempio, gli indigeni più anziani. Per quanto Daar non sia l’unico giovane, possiede una caratteristica che in guerra si tende a sopprimere, la curiosità. Per questo motivo ho affidato a lui il compito di infrangere ogni barriera impostagli dall’esterno, e mostrare che l’unica via per costruire la speranza di un futuro migliore è dubitare, dubitare sempre e indagare con i propri mezzi.

Hai qualcos’altro da aggiungere? 
Sì, una piccola postilla riguardante il documentario che ho citato. Lo vidi più di sei anni fa, quando un mio professore portò questo suo dvd e cercò di incuriosirci circa il programma di geografia. Sono abbastanza sicura che il titolo fosse Sei gradi per la Terra e fosse della National Geographic. Ora, non sono mai più riuscita a recuperarlo in italiano ma, poiché si basava sui celebri studi di Mark Lynas, vi consiglio di cercare Sixdegreescouldchange the world su Google. Non sono sicura che si tratti della versione in inglese dello stesso documentario, ma le teorie alla base sono quelle, così come gli effetti previsti per ogni innalzamento di un grado della temperatura terrestre. Gli scenari non sono affatto rassicuranti, potete farvene un’idea già da qui: http://video.nationalgeographic.com/video/news/wild-chronicles/six-degrees-wcvin La mia incertezza deriva dal fatto che, pur impressionandomi molto, all’epoca lo misi in archivio nel cervello e lì restò, almeno fin quando lui stesso non me lo ripresentò e mi costrinse a cercarlo. Comprendere il disastro in atto sulla Terra è fondamentale per capire come mai, nel XXIII secolo, ho fatto migrare i terrestri su Ridian, in una missione a rischio elevatissimo.

isuperstitidiridianAnteprima: sito Plesio EditoreTRAMA: XXV secolo: la Terra è ormai un deserto di sabbia e ghiaccio e le nuove generazioni crescono su Ridian, pianeta prossimo al centro della Galassia. La guerra contro gli antichi abitanti lo ha reso un territorio ostile, in cui le colonie terrestri non sono più al sicuro. Sotto la cupola di Red City vivono Nerissa, studentessa destinata al ritorno sulla Terra, e Handel, professoressa che le impartisce lezioni clandestine di letteratura. Una missione inattesa le trascinerà nel terribile conflitto che ha devastato i due mondi. Al centro di uno scontro di civiltà, Nerissa dovrà scegliere tra le rassicuranti menzogne della sua vecchia vita e le atroci verità che le rivelerà Daar, giovane combattente determinato a porre fine all’epoca della colonizzazione umana.
Ora tocca a voi: avete qualche domanda da fare a Marta? Non scordatevi l’appuntamento di domani!

#SEMEPI: Intervista all’editrice Francesca Costantino, Astro Edizioni

Oggi sul Pozzo ospitiamo di nuovo l’iniziativa di #SEMEPI, che consiste nel sostenere le piccole case editrici… intervistando direttamente gli editori!
Ve ne ho parlato QUI e potete trovate maggiori informazioni cliccando sull’immagine in alto nella colonna di destra.
Vediamo quale Casa Editrice conosceremo oggi!

La Casa Editrice

La Mi presento, sono Francesca Costantino, direttore editoriale e proprietaria della casa editrice “Astro edizioni”, per me un faro di luce per l’umanità.
Voglio che la mia casa editrice sia un punto di riferimento per autori, colleghi editori, comunicatori di professione, giornalisti e personaggi pubblici per comunicare in modo costruttivo, “verso”.
Voglio che Astro edizioni diventi un sistema diffuso e contagioso di fare cultura in modo sano, cambiando il modo di pensare per l’evoluzione dell’umanità.
Per questo, pubblico libri che contengano storie di vita esemplari, libri per ragazzi e fantasy/fantascienza anche per adulti, perché penso che la fantasia possa essere metafora della vita, da prendere con divertimento. Pubblico anche manualistica pratica, utile nel quotidiano e tutto ciò che mi colpisce non solo a livello stilistico, ma anche nei contenuti/messaggi.

Per me è importante, per Essere.
Astro chi legge!

CONTATTI UTILISito: Astro Edizioni
Gruppo Facebook: Astro Edizioni (Gruppo)
E-mail: astroedizionisrls@lamiapec.it

Diamo il benvenuto a Francesca Costantino, l’editrice di Astro Edizioni.
Ma bando alle ciance: cominciamo subito con le domande.

Cominciamo con una domanda semplice, ma che mi ha sempre incuriosita: qual è il motivo della scelta del nome della Casa Editrice e del logo?
Un sogno, direi più una VISIONE, di creare qualcosa che “brillasse” come un astro e indicasse la via, come un faro di luce. E questo per sostenere sia autori emergenti, sia case editrici piccole che da sole sparirebbero. Il logo è un sole stilizzato, con ingranaggi steampunk, con dodici raggi, che sono i livelli di evoluzione dell’essere umano.
Lasciamo da parte le curiosità e veniamo alle domande tecniche! Qual è la vostra linea editoriale? Di quali generi vi occupate?
Soprattutto di fantasy in tutte le sue connotazioni: classico, fantascienza, distopico, horror, dark, romance, urban e chi più ne ha, più ne metta! Ho anche libri fantasy per bambini, parodie di grandi classici, libri di narrativa (che sono soprattutto storie vere e racconti di viaggio), manualistica pratica con consigli ad esempio di cucina; sto ampliando il catalogo anche a gialli classici e thriller, sempre con elementi “strani e visionari”.
Pubblicate solo libri di autori italiani o anche di autori stranieri? Perché questa scelta?
Entrambi. Sto aprendo all’horror Made in USA, alla narrativa olandese e francese. Poco importa da dove venga l’autore, purché abbia una buona penna e, soprattutto, un messaggio nascosto tra le righe del suo romanzo, un’idea che vada oltre le pagine.
Pubblicate cartacei o ebook?
Entrambi, ed entrambi con distribuzione nazionale.
Su quale aspetto ponete maggior attenzione per la pubblicazione e/o promozione di un libro? 
Resa del prodotto (editing tecnico professionale, impaginazione e grafica di livello, carta e copertine di alta qualità, illustrazioni a opera di artisti anche di fama), cura del dettaglio, promozione in fiera con stand colorati e ben visibili.
Qual è la distribuzione della vostra Casa Editrice? 
Nazionale (LibroCo, Fastbook, IBS, Amazon) e internazionale (Street LIB/Narcissus; Create Space per spedizioni all’estero).
Siamo già giunti all’ultima domanda! Prima di salutarci un’ultima cosa: qual è la qualità indispensabile per un editore? E quali requisiti deve avere un autore per attirare la vostra attenzione? 
Secondo me, oltre all’intuito (sia per i testi sia per le persone con cui si lavora), anche e soprattutto la volontà di “fare rete” con altre realtà: per me la concorrenza non esiste, c’è solo il rispetto per gli altri e l’amore per i libri, che può spingere solo ad aiutarci a vicenda tra autori, editori, distributori, librai e media. Un autore deve possedere abilità di linguaggio sia in italiano sia nel saper trasferire quel che sente e prova. Essenziale poi che abbia voglia di “metterci la faccia”, proporsi dal vivo e anche attraverso i social network. Il lavoro congiunto tra autore ed editore è essenziale!

Grazie mille a Francesca Costantino per averci dedicato parte del suo tempo e aver soddisfatto la nostra curiosità.

Io vi rimando alla pagina Facebook di SEMEPI, ricordandovi che per i prossimi 7 giorni pubblicizzeremo 7 titoli del catalogo dell’Astro Edizioni.
Mi raccomando, passate a trovarci!

Yvaine

#Pisa Book Festival: intervista ad Alessio Del Debbio

Come anticipato qui, ho avuto il piacere di incontrare Alessio Del Debbio e ne ho approfittato per intervistarlo, con la partecipazione speciale di Chiara, la mia coinquilina.
Per me è stata una conversazione stimolante, così come quella con Giordana Gradara. Curiosi di sapere cosa ci siamo detti? Allora non vi resta che leggere.
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Dalla tua biografia emerge la tua passione per il fantasy, eppure tra le tue pubblicazioni questo genere manca, a parte un racconto inserito nell’antologia Dreamscapes. Come mai non ti sei cimentato nella scrittura di un romanzo fantasy?
In realtà mi sono cimentato: ho scritto L’ora del diavolo, un’antologia di racconti fantastici ispirati a leggende lucchesi e delle Alpi Apuane, quindi sono tutte storie un po’ fantastiche, un po’ di terrore ambientate nella zona di Viareggio, Lucca, Alpi Apuane, Garfagnana, e legate al folklore locale. In più dal prossimo anno, forse a giugno, uscirà il mio primo romanzo Urban Fantasy ispirato alla mitologia nordica e avrà protagonisti gli úlfheðnar di Odino, cioè questi uomini lupo che vivono sulle montagne della Garfagnana. Sarà l’inizio di una trilogia.
Come si è rivelata finora la tua esperienza con l’associazione Scrittori Emergenti Uniti?
Molto positiva, anche perché come autori emergenti, da soli, è effettivamente molto difficile farsi notare, serve veramente tanto lavoro di relazioni, oltre che scrivere un buon libro, ma anche a livello promozionale è difficile farsi notare. Quindi mettersi insieme, essere un gruppo di autori che magari si sostiene a vicenda è positivo, aiuta umanamente ma anche professionalmente. Ben vengano questi gruppi di gente che ha voglia di fare.
La tua zona ti sostiene e ti valorizza in qualche modo?
Non molto, purtroppo. A Viareggio abbiamo un caffè letterario aperto da poco, molto carino, dove ogni tanto ho fatto un paio di eventi, ho presentato il mio libro e i libri di altri amici scrittori, però per il resto non c’è molto. Solo d’estate c’è un po’ di giro grazie al turismo, in passeggiata e in zona mare, quindi si possono organizzare aperitivi letterari, però purtroppo non è una cosa così diffusa.

Ma c’è partecipazione a questi eventi? 
Purtroppo limitata, non c’è molto interesse.



Cosa ne pensi dell’autopubblicazione? 
Diciamo che ha i suoi lati positivi e i suoi lati negativi. È positivo che un autore si possa organizzare da solo, può scegliere la copertina che vuole, curare il testo, farlo uscire quando vuole e, ovviamente, avrà il guadagno tutto per sé, cosa che di solito, con le case editrici, è un guadagno molto piccolo, intorno al 5-7%. Il lato negativo è che il più delle volte non hai un confronto professionale con qualcuno che è del settore e che dovrebbe saper fare il suo lavoro. A me è capitato di leggere testi autoprodotti che erano terribili, mi dispiace dirlo, al di là del gusto personale, intendo proprio come grammatica. Purtroppo c’è anche l’altra faccia della medaglia, si rischia di pubblicare qualsiasi cosa, c’è un marasma di pubblicazioni e il lettore è disorientato. Alla fine magari quello che scrive peggio riesce a vendersi meglio di quello che comunque ha scritto un libro di qualità, ma non sa proporsi. Quindi si crea questa situazione un po’ caotica.

Ecco, veniamo alla pubblicità su Facebook: spam inutile o serve davvero a farsi notare? 
Più che spam direi promozione sui gruppi e sulle varie pagine di Facebook, però senza mai essere invasivi. Io partecipo a un paio di gruppi, ma cerco di rispettare i programmi: se un giorno parliamo dei luoghi dei libri è inutile postare semplicemente il link, di’ qualcosa sul luogo, cerca di partecipare alla discussione e magari riesci a stabilire anche qualche contatto con altri autori e da cosa può nascere cosa. Bisogna farlo con moderazione, più che altro.

Chiedevo, perché da esterna mi sembra che alla fine si svolga tutto tra gli autori, e che i lettori spesso percepiscano la cosa più come promozione spudorata e, per questo, evitino di seguire attivamente questi spazi. 
Sì, infatti su qualche gruppo ogni tanto spunta un sondaggio tipo: “ma c’è qualcuno che legge questi post che scriviamo?”. Effettivamente il più delle volte sono gruppi di spam. Io partecipo a tanti e quelli che hanno qualche argomento di discussione saranno sei/sette. Ti dico dieci proprio a dir tanto, ma sono comunque pochi.

Perché infatti secondo la mia percezione, non si crea neanche una discussione tra lettore e autore o anche semplicemente tra i vari lettori. 
No, infatti io prediligo quei gruppi dove c’è il tema della giornata e si cerca di rispettarlo: magari un giorno si parla dei personaggi, un altro dei luoghi, si mettono le foto. Insomma, qualcosa di diverso.

Quindi basta trovare i gruppi giusti? 
Sì, e anche leggere!

(Domanda della mia coinquilina) Ho visto che hai partecipato a diversi corsi di scrittura: volevo sapere se sono effettivamente utili oppure no. 
Secondo me servono molto. Ovviamente devono essere fatti bene, questo è chiaro. Devo dire però che più che corsi ho seguito dei laboratori, sembra una distinzione minima, però il corso è una cosa cattedratica, diciamo, il laboratorio è più creativo. Effettivamente, se vuoi migliorarti, devi ovviamente imparare alcune tecniche, leggere tanto, però fare molta pratica anche con qualcuno che ti segue. Io ho partecipato ad alcuni laboratori con Mirco Tondi, uno scrittore di Firenze che si occupa da tanti anni di organizzare cose del genere. Fa cinque o sei laboratori l’anno con gruppi ristretti, massimo otto persone, quindi riesci a seguirli bene e sono molto creativi, puoi dare spazio alla tua fantasia, ovviamente seguendo un percorso dall’inizio alla fine e fare tanti esercizi. Anche i più vari, per esempio scrivere uno stesso testo con un punto di vista diverso, creare nuovi personaggi, tutta una serie di esercizi anche mentali che servono a stimolarti. Poi ovviamente bisogna leggere tanto, anche i classici oltre che quelli contemporanei, perché alla fine se se ne parla ancora dopo tanti secoli un motivo c’è.Tornando ai corsi, a me sono serviti, anche perché ti confronti con gli altri, anche se all’inizio si è un po’ timidi e ci si sente in imbarazzo a leggere agli altri i propri testi, però si è tra persone che vogliono imparare e confrontarsi. Poi con alcuni scrittori di Viareggio, con cui ho seguito questo laboratorio, abbiamo creato un’associazione culturale Viareggio con cui ci organizziamo per promuovere i nostri libri alle presentazioni, quindi si è creato anche un buon clima.

Grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo! 
Grazie a voi!

#Pisa Book Festival: intervista a Giordana Gradara

Come anticipato qui, ho avuto il piacere di incontrare Giordana Gradara con cui ho scambiato quattro chiacchiere. 
Per chi non lo sapesse, è stata la prima editrice che ho intervistato per SEMEPI
Vi siete persi l’intervista? 
Molto male, ma potete sempre recuperarla qui: Intervista Plesio Editore.
Dopo questa breve introduzione veniamo subito a noi, ché ci sono tante cose interessanti da leggere!
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È la prima volta che venite al Pisa Book Festival? 
Sì, è il primo anno che partecipiamo a questa manifestazione. Ne abbiamo sempre sentito parlare bene e la nostra posizione geografica ci pone a metà fra Pisa e Chiari, in provincia di Brescia. Fino all’anno scorso entrambe le città ospitavano due manifestazioni dedicate alla microeditoria, Chiari ci era più comoda, quindi abbiamo sempre preferito l’altra location. Quest’anno finalmente hanno capito che potevano anche essere fatte in due date diverse, quindi l’altra settimana eravamo al Festival della MicroEditoria di Chiari e oggi siamo qui.

Ho visto appunto che partecipate a molte fiere: avete riscontrato qualche differenza per quanto riguarda il pubblico delle varie manifestazioni? 
Una fiera è assolutamente diversa dall’altra, e la stessa fiera, di anno in anno, non presenta lo stesso tipo di pubblico, è sempre una scoperta nuova. In linea di massima posso dire che ho trovato delle differenze come preferenza di un genere piuttosto che di un altro tra le varie regioni, ma cose comunque molto aleatorie. Possono anche essere smentite al prossimo incontro.

Più o meno qual è la tendenza delle varie regioni? 
Ho visto che ultimamente c’è stata un’ondata di Urban Fantasy associato al Paranormal Romance,anche se sono due cose diverse, soprattutto per quel che riguarda il sud Italia, fino a Roma, mentre al nord persiste ancora, abbastanza forte, l’amore per il fantasy classico. È una cosa in linea ovviamente generica.

Qual è il panorama delle case editrici italiane? Quanto è difficile aprire una nuova realtà editoriale e mantenerla, oggi? Si può o spesso rimane solo un sogno? 
Il panorama è abbastanza grigio. I lettori sono sempre di meno, i libri sempre di più. Diciamo che sopravvive chi trova la sua nicchia di mercato e fa di tutto per non deluderla. I guadagni son risicati, ma tutto dipende dalle aspettative, e dall’investimento iniziale. Tra l’altro è complicato risponderti, perché ci sono pubblicazioni più facili da vendere e altre più complesse. Diciamo che comunque stiamo parlando di una bella sfida.

E il panorama del fantasy in Italia? Spesso come genere viene screditato, ma poi col boom di Game of Thrones, per dirne una, sembra essersi creato un fenomeno che attira molti fan, dando forse un nuovo futuro al genere. E’ un’impressione o c’è davvero una ripresa? E’ la mentalità dei lettori che deve cambiare o qualcosa anche nel tipo di trame proposte? 
Non so se sia cambiato qualcosa. Si diceva lo stesso del fenomeno Signore degli Anelli. Credo che sia un genere che goda di interesse ciclico. In realtà la nostra forza è attirare sia il lettore occasionale, magari attratto proprio dallo spopolare del momento, che quello già esperto e navigato del mondo della fiction. Non penso che debba essere il lettore a cambiare. Noi costruiamo un prodotto per lui, è più logico che siano gli autori e gli editori a muoversi secondo i suoi desideri. Certo, se poi vogliamo parlare di cultura del fantastico (o della lettura in genere), questo è un altro paio di maniche.

Veniamo alle spine! Nel dibattito Torino-Milano come si inserisce una casa editrice indipendente come la vostra? 
La nostra casa editrice spalleggia Torino, anche perché, per come si sta ponendo tutta la questione, Torino punterà effettivamente sulla qualità. Anzi, i tanti difetti che ha avuto fino allo scorso anno il Salone di Torino, come ospitare alcuni editori dalle politiche non troppo etiche, verranno eliminate, mentre la fiera di Milano è ancora prettamente commerciale. Consideriamo che quest’ultima viene spalleggiata dall’Associazione Italiana Editori, la quale è composta prevalentemente dai grandi marchi. Piccolo aneddoto: quando noi abbiamo fatto richiesta d’iscrizione all’AIE alcuni anni fa, perché per fare scolastica devi essere forzatamente iscritto, non ci hanno mai risposto.

Sì, ho visto che molti hanno lasciato all’AIE. 
Molti editori sono usciti dall’Associazione Italiana Editori, tra l’altro ne è stata aperta un’altra che è l’associazione Amici del Salone del Libro di Torino, che ovviamente spalleggerà il Salone. Non abbiamo ancora visionato il regolamento della nuova associazione, quindi non so se aderiremo o meno, però come fiera ci sta piacendo molto di più l’impostazione che ha Torino, e mi è piaciuta anche molto la risposta, che ho visto in maniera parziale, dei torinesi. Tra i miei autori tre sono torinesi e sono tutti e tre inviperiti. Secondo me la città di Torino reagirà benissimo, questo sarà il Salone che veramente cambierà la direzione e lo rinnoverà. Dato che il personale del Salone di Torino dello scorso anno ora lavora alla fiera di Milano, quest’anno avremo a che fare con persone che al Salone lavoravano nel retrobottega, senza aver modo di far valere le loro idee, che secondo me invece sono molto valide.Lo scorso anno avevamo a che fare con il personale del Salone del Libro di Torino che bellamente quest’anno lavora per il Salone di Milano il che, secondo me, è molto positivo perché ha dato modo di svecchiarsi relativamente, perché quest’anno abbiamo a che fare con alcune persone che l’anno scorso lavoravano diciamo nel retrobottega e non avevano modo di far valere le loro idee, che secondo me invece sono molto valide. Quelli con cui ho avuto a che fare fino a questo momento sono tutti molto giovani, hanno idee innovative e sono molto motivati.

Ho visto anche che, finalmente, hanno fatto degli sconti per gli stand. 
Finalmente c’è un’associazione del libro con annessa fiera che si mostra aperta o comunque disponibile verso la piccola editoria. Non potevano fare diversamente: se la grande editoria va a Milano è logico che qualcuno devono riuscire a farlo rimanere, e per farlo devono offrire degli stand vantaggiosi. Una cosa molto bella che hanno fatto è stato collaborare col Politecnico, non so se questo si sa. Quest’anno tutta la manifestazione non sarà più disegnata con i soliti stand lineari, ma verranno progettati, almeno per quelli per cui la progettazione verrà effettivamente affidata al Politecnico, degli stand open space.

Spesso un lettore preferisce acquistare i libri su Amazon o simili piuttosto che in libreria. Questo come influisce sulla casa editrice e sulle vendite? È importante richiedere un vostro titolo in libreria, vi consente più visibilità o non c’è alcuna differenza? 
La situazione ideale per noi si ha o con la vendita diretta in fiera o sul sito, così abbiamo anche il rapporto diretto con il lettore soprattutto, c’è modo di conoscersi, di tastare il polso, vedere che cosa piace e che cosa viene richiesto o no. Diversamente i nostri libri sono tutti ordinabili tranquillamente per quel che riguarda il discorso online, relativamente per quel che riguarda il discorso librerie. Che un libro venga venduto da IBS, da Amazon o dalla libreria sotto casa per noi è uguale perché il nostro distributore è sempre lo stesso, per l’uno e per l’altro canale. E’ logico che avere una libreria disponibile a ordinare un nostro titolo, per noi è un vantaggio. I nostri titoli sono distribuiti da Libro Co che è un distributore toscano, ma si occupa di distribuzione a livello nazionale ed è anche partner FastBook. Quindi sono ordinabili in tutte le catene IBS, Ubik senza problemi e in realtà da qualsiasi libraio indipendente. Poi prendiamo accordi anche direttamente con le librerie, laddove ci fossero delle librerie disponibili, ma questo di solito succede solamente quando si ha una libreria di genere, come la Miskatonic di Reggio Emilia o un’altra che ha aperto da poco a Torino.

Mi chiedevo: se c’è richiesta di quel dato libro, il libraio è portato a tenere qualche copia in negozio. 
A livello teorico sì, a livello pratico generalmente il libraio ordina semplicemente quella che gli viene chiesta e poi forse, ma… (Insomma, abbiamo capito che non va proprio così!)

Una pubblicazione digitale può risolvere in parte il problema? Forse attira più lettori, anche fra chi guarda con scetticismo verso realtà più piccole, per i bassi costi degli ebook. E, a questo proposito, perché esiste così tanto divario tra i prezzi degli ebook di un grande marchio e quelli di una casa editrice minore? Su cosa si basa il prezzo di un ebook? 
Sfortunatamente la piccola/media editoria, con i suoni numeri e la sua distribuzione, non può permettersi di ridurre il prezzo di copertina ai livelli dei grossi editori, che di solito tra l’altro posseggono anche direttamente gli stabilimenti tipografici, l’azienda di distribuzione e –spesso- la rivendita, potendosi permettere così di abbattere i costi. Non ho la presunzione di sapere il perché i grandi marchi continuino a mantenere alto il prezzo degli ebook, posso solo avanzare delle ipotesi. In un mercato in crisi, dove per noi piccoli il digitale rappresenta una grossa opportunità, per il grande editore rappresenta invece un campo in cui il suo – passami il termine- monopolio di distribuzione viene sensibilmente ridotto. È vero che anche nel digitale il grosso marchio ha una visibilità cento volte superiore alla nostra, ma è altrettanto vero che comunque chiunque cerchi un nostro ebook è in grado di trovarlo e non si trova di certo di fronte alle problematiche classiche di chi ordina un titolo di un piccolo editore in una qualsiasi libreria (problematiche tra l’altro presenti spesso anche quando si parla di libri distribuiti comunque da un distributore nazionale). In sostanza, penso che per i grandi gruppi il digitale rappresenti il pericolo di allargare il mercato a concorrenti se non pericolosi presi singolarmente, sicuramente spaventosi considerati nel loro insieme. Del resto, uniti, gli editori medi e piccoli rappresentano oltre l’80% del totale (indagine ISTAT sulla produzione libraria del 2015). Per concludere, credo che la politica del prezzo alto dell’ebook utilizzata dalla grande editoria trovi la sua ragion d’essere proprio nel tentativo di sabotaggio del mercato digitale. Impossibile, credo, ma di certo anche se si trattasse di una mossa incapace di arrestare questo fenomeno, di sicuro si tratta di una strategia idonea a rallentarlo.

Grazie mille della disponibilità. 
Grazie a te e buon proseguimento.

Spero che vi sia piaciuta e che l’abbiate trovata interessante!
A domani per la prossima intervista! 

# SEMEPI: Intervista a Stefano Tevini, editore della La Ponga Edizioni

Oggi sul Pozzo ospitiamo di nuovo l’iniziativa di #SEMEPI, che consiste nel sostenere le piccole case editrici… intervistando direttamente gli editori!
Ve ne ho parlato QUI e potete trovate maggiori informazioni cliccando sull’immagine in alto nella colonna di destra.
Vediamo quale Casa Editrice conosceremo oggi!

La Casa Editrice

La Ponga Edizioni si occupa di storie. La narrativa, sia essa mainstream o di genere, è il nostro interesse e la nostra mission è raccontare: fantascienza, noir, fantasy o qualsiasi altra forma un romanzo possa prendere.
Fruibilità, alta qualità e un certo gusto pop sono i segni distintivi dei prodotti La Ponga Edizioni: libri curati sotto ogni punto di vista, moderni nel taglio e rivolti a un pubblico amante di letture di livello ma al tempo stesso privo di pregiudizi verso la narrativa di genere, frutto di una linea editoriale attenta e ricettiva verso gli stimoli dell’industria culturale e dell’intrattenimento contemporanea.
La Ponga edizioni pubblica romanzi, sia autoconclusivi sia seriali, raccolte di racconti e fumetti. Il nostro interesse è, prevalentemente, la narrativa di genere e siamo alla costante ricerca di prodotti che si distinguano, oltre che per qualità, per originalità. I libri La Ponga edizioni hanno un taglio particolare e mai banale che li distingue all’interno del mercato editoriale.
Valutiamo i manoscritti per l’eventuale pubblicazione digitale e, per le opere di maggior interesse, cartacea, solo dopo averne letto le sinossi ed averle giudicate di nostro interesse.
Non pubblichiamo saggistica, manualistica o poesia.
Non chiediamo contributi, sotto nessuna forma, per la pubblicazione.

CONTATTI UTILISito: La Ponga Edizioni
Pagina Facebook: La Ponga Edizioni
E-mail: redazione@lapongaedizioni.it

Diamo il benvenuto a Stefano Tevini, l’editore della La Ponga Edizioni!
Ma bando alle ciance: cominciamo subito con le domande.


Cominciamo con una domanda semplice, ma che mi ha sempre incuriosita: qual è il motivo della scelta del nome della Casa Editrice e del logo?

Cominciamo quindi con un simpatico aneddoto! Marcello Nicolini, nostro collaboratore e uno dei fondatori della casa editrice, aveva la ragazza a Parma ed era molto divertito dal suo modo di chiamare il furetto, ovvero, per l’appunto, la ponga, che altrove pare essere il nome gergale per la pantegana. In ogni caso ecco qui, un nome piccolo con una storia strampalata, esattente come noi! 

Lasciamo da parte le curiosità e veniamo alle domande tecniche! Qual è la vostra linea editoriale? Di quali generi vi occupate? 

Ci occupiamo dei generi popolari della narrativa. Giallo, noir, fantascienza, fantasy e, in generale, tutte le declinazioni della narrativa di genere. Per quanto artificiosa e per certi versi vuota possa essere la distinzione fra letteratura “alta” e letteratura “di consumo”, noi teppisti casinari e anti elitari amiamo incondizionatamente quest’ultima.

Pubblicate solo libri di autori italiani o anche di autori stranieri? Perché questa scelta? 

Al momento sia italiani sia stranieri ma, per una questione di rapporto costi-resa, oltre che di strategia commerciale, stiamo rivedendo la nostra politica bilanciando il catalogo verso gli italiani.

Pubblicate cartacei o ebook? 

Il mercato digitale in Italia non decolla, tuttavia non essere presenti con gli e-book, una volta pronto il materiale per i volumi cartacei, a nostro avviso non ha senso, è precludersi una presenza di mercato a costo pressoché zero. In un mercato dove l’editoria sviluppata potrebbe aver addirittura senso il contrario.

Su quale aspetto ponete maggior attenzione per la pubblicazione e/o promozione di un libro?

I nostri prodotti devono essere accattivanti ma solidi, senza dubbio commerciabili senza, tuttavia, sacrificare la qualità per correre dietro al trend del momento. Cerchiamo libri leggibili e, potendoci permettere di sperimentare grazie all’agilità conferitaci dalle nostre modeste dimensioni, fuori dagli schemi, con un proprio forte carattere peculiare.

Qual è la distribuzione della vostra Casa Editrice?

Directbook è il nostro distributore principale. Siamo quindi disponibili in tutte le librerie italiane, su Amazon, IBS e su tutti i principali store on-line. Potete acquistare i nostri libri direttamente dalla nostra pagina Facebook.

Siamo già giunti all’ultima domanda! Prima di salutarci un’ultima cosa: qual è la qualità indispensabile per un editore? E quali requisiti deve avere un autore per attirare la vostra attenzione? 

Anzitutto, un autore deve saper scrivere. La padronanza dello stile e delle strutture della narrazione sono fondamentali. Di manoscritti ne arrivano tanti e tanti ne dobbiamo valutare, di conseguenza è fondamentale distinguersi grazie a uno stile scorrevole e in grado di agganciare il lettore fin dalle prime battute. 

Grazie mille a Stefano Tevini per averci dedicato parte del suo tempo e aver soddisfatto la nostra curiosità!

Io vi rimando alla pagina Facebook di SEMEPI, ricordandovi che per i prossimi 7 giorni pubblicizzeremo 7 titoli del catalogo della La Ponga Edizioni.
Mi raccomando, passate a trovarci!

Yvaine

#SEMEPI: Intervista all’Editrice Fausta Di Falco, VerbaVolant Edizioni

Oggi sul Pozzo ospitiamo di nuovo l’iniziativa di #SEMEPI, che consiste nel sostenere le piccole case editrici… intervistando direttamente gli editori!
Ve ne ho parlato QUI e potete trovate maggiori informazioni cliccando sull’immagine in alto nella colonna di destra.
Vediamo quale Casa Editrice conosceremo oggi!

La Casa Editrice

La VerbaVolant edizioni è una casa editrice indipendente.
Amiamo i libri, il profumo della carta e dell’inchiostro, i colori. 
Ci rivolgiamo a grandi e piccini; per entrambi realizziamo i “Libri da Parati”, libri e poster d’autore insieme. 
Abbiamo sede a Siracusa. Per lavorare abbiamo bisogno della luce del nostro sole e dell’odore del nostro mare che scandisce le giornate quando è increspato dallo scirocco, quando è sereno e invitante o quando è nero e gonfio di tempesta. 
Ci troverete però sempre in giro per l’Italia per fiere, manifestazioni, presentazioni. 

CONTATTI UTILISito: VerbaVolant Edizioni
Pagina Facebook: VerbaVolant Edizioni
E-mail: info@verbavolantedizioni.it
Diamo il benvenuto a Fausta Di Falco, l’editrice di VerbaVolant Edizioni!
Ma bando alle ciance: cominciamo subito con le domande.

Cominciamo con una domanda semplice, ma che mi ha sempre incuriosita: qual è il motivo della scelta del nome della Casa Editrice e del logo?

La scelta ha un motivo che potrei definire “familiare”: infatti sia i miei nonni che i miei genitori mi hanno fatto crescere in un ambiente non solo pieno di libri ma anche ricco di “citazioni classiche”. Così fin, da piccola, ho imparato diversi motti latini e uno dei miei preferiti era proprio Verba volant, scripta manent. Quando ho deciso di imbarcarmi in questa impresa mi sono soffermata molto a riflettere su un nome che rispecchiasse la mia idea. Dal momento che vorrei che le parole dei nostri libri accompagnassero i lettori nella loro vita… ecco qui: le parole che “volano” assieme a loro. Pensare alla seconda parte del motto poi diventa inevitabile ed ecco che ci ricolleghiamo alla parola stampata sulla carta! Il logo è una conseguenza di questa idea. Un libro le cui pagine si sfogliano al vento.

Lasciamo da parte le curiosità e veniamo alle domande tecniche! Qual è la vostra linea editoriale? Di quali generi vi occupate?

Noi abbiamo una collana di narrativa, prevalentemente di genere surreale, che è quello che preferiamo; abbiamo poi una collana di libri per bambini e una collana che abbiamo anche registrato nel marchio e nel design, I libri da Parati®. Questi ultimi uniscono alla passione per le storie quella per le illustrazioni. Dei libri che si aprono, non si sfogliano e poi possono essere appesi rivelando la loro doppia natura di libri e oggetti di design.

Pubblicate solo libri di autori italiani o anche di autori stranieri? Perché questa scelta?

Fino adesso abbiamo pubblicato solo autori italiani, ma a dicembre uscirà il nostro primo libro in traduzione: un fumetto di Custodio, un illustratore brasiliano, su Anita Garibaldi. In generale preferiamo libri che vedono la luce con noi la prima volta!

Pubblicate cartacei o ebook?

Siamo in primo luogo editori “tradizionali”, quindi di libri cartacei anche perché chi conosce le nostre pubblicazioni sa che amiamo molto la carta e la usiamo anche in maniera “alternativa”. qualche esempio? Una pubblicazione uscita a maggio, Monsieur lavoisier e il segreto della trasformazione è realizzato con una cucitura singer effettuata a mano e ha degli inserti in copertina di pluriball, sabbia e cartone, oltre a della carta seminabile artigianale. Uno dei nostri libri da parati, Fiori bianchi bacche di caffè è realizzato su una carta riciclata derivata dagli scarti della lavorazione del caffè. Detto questo facciamo anche ebook, ma soltanto della narrativa e soltanto di quello che esiste già in versione cartacea.

Su quale aspetto ponete maggior attenzione per la pubblicazione e/o promozione di un libro?

Di solito un progetto per colpirci deve essere originale. In generale prestiamo attenzione a prodotti più particolari che sicuramente non troverebbero spazio nelle grosse case editrici.

Qual è la distribuzione della vostra Casa Editrice?

Abbiamo una distribuzione nazionale tradizionale con i distributori CDA ma abbiamo due circuiti alternativi che arricchiscono l’offerta: Libraio amico, una serie di librerie a rapporto diretto in tutta Italia, e Satellite libri. Oltre al sito della casa editrice naturalmente.

Siamo già giunti all’ultima domanda! Prima di salutarci un’ultima cosa: qual è la qualità indispensabile per un editore? E quali requisiti deve avere un autore per attirare la vostra attenzione?

Bella domanda… la prima cosa che mi viene di dire è: tenacia, caparbietà, creatività, lungimiranza, pazienza e tanta tanta forza di volontà! le difficoltà sono continue quindi senza una grande passione non si può andare avanti. un autore deve anzitutto sapersi porgere nella maniera giusta, dimostrando di averci contattati perché ha scritto qualcosa di adatto al nostro catalogo. come dicevo prima ci colpisce l’originalità e naturalmente… un ottimo stile!

Grazie mille a Fausta Di Falco per averci dedicato parte del suo tempo e aver soddisfatto la nostra curiosità.

Io vi rimando alla pagina Facebook di SEMEPI, ricordandovi che per i prossimi 7 giorni pubblicizzeremo 7 titoli del catalogo della VerbaVolant Edizioni.
Mi raccomando, passate a trovarci!

Yvaine

#SEMEPI: Intervista all’Editrice Annalisa, Panesi Edizioni

Buongiorno Lettori!

Oggi sul Pozzo ospitiamo di nuovo l’iniziativa di #SEMEPI, che consiste nel sostenere le piccole case editrici… intervistando direttamente gli editori!
Ve ne ho parlato QUI e potete trovate maggiori informazioni cliccando sull’immagine in alto nella colonna di sinistra.
Vediamo quale Casa Editrice conosceremo oggi!

La Casa Editrice
Panesi Edizioni nasce a maggio 2014 con il nome di Kymaera Edizioni. Il nome è cambiato, ma non lo spirito con cui è nata. Spirito che si ritrova nel suo logo, in quel serpente che si morde la coda in un circolo continuo che riporta a sé e all’infinito.
Panesi Edizioni è una nuova casa editrice genovese che opera nel digitale, con un occhio di riguardo ai grandi nomi che hanno reso possibile tutto questo (siamo lettori, prima di tutto).
Panesi Edizioni è una casa editrice che punta fortemente sui giovani talenti, cuore pulsante di ciò che verrà.
Panesi Edizioni è una casa editrice che riposa su valori consolidati, come l’arte, la cultura e la bellezza, e crede, nel suo piccolo, di poterne creare altri.
Panesi Edizioni è un service editoriale e digitale per tutti coloro che vogliano abbandonare la paura del nuovo, mantenendo saldi i principi di qualità, e aprire le porte alle potenzialità dell’e-book reading.
Panesi Edizioni, attraverso le sue teste pensanti, Annalisa e Giulia (sì, sì, vabbé, c’è anche Daniele) non vede i libri come merce, ma come figli da crescere o genitori da accurdire.
Panesi Edizioni, è uno dei possibili passati, ai quali si riallaccia con tre nuove armi: passione, qualità e professionalità.

Panesi Edizioni è uno dei possibili futuri, e vuole portare con sé, in questo viaggio, tutti coloro che credono ancora nella forza e nella bellezza della scrittura.

CONTATTI UTILISito: Panesi Edizioni
Pagina Facebook: Panesi Edizioni
E-mail: info@panesiedizioni.it
Curiosità: sul sito c’è una sezione dedicata a Corsi di formazione, cliccate QUI per saperne di più!

Diamo il benvenuto a Annalisa, l’editrice di Panesi Edizioni!
Ma bando alle ciance: cominciamo subito con le domande.

Cominciamo con una domanda semplice, ma che mi ha sempre incuriosita: qual è il motivo della scelta del nome della Casa Editrice e del logo?La casa editrice prende semplicemente il mio nome, è una mia creatura e in quanto tale si identifica in tutto e per tutto in me. Il logo, a cura della bravissima Ilaria Leopoldo, rappresenta il serpente che si morde la coda in un circolo continuo che riporta a sé e all’infinito, così come l’Arte deve riportare a se stessa così come aprirsi al mondo.

Lasciamo da parte le curiosità e veniamo alle domande tecniche! Qual è la vostra linea editoriale? Di quali generi vi occupate?Prima di tutto siamo lettori, lettori onnivori, e in quanto tali non abbiamo voluto limitare le nostre pubblicazioni ad uno o pochi generi. Da settembre attueremo una modifica radicale delle nostre collane, ma gli unici generi di cui non ci occuperemo più saranno la poesia e la saggistica, eccetto testi riconducibili alle nostre tradizioni liguri, a cui teniamo particolarmente.

Pubblicate solo libri di autori italiani o anche di autori stranieri? Perché questa scelta?Al momento l’unico autore straniero è stato Luca Bortone, scrittore di thriller davvero in gamba. Ma è, per noi, un “falso straniero”, in quanto ticinese di lingua italiana. Al di là di Luca, abbiamo pubblicato due traduzioni in italiano di classici della letteratura, su proposta delle stesse traduttrici: “Storie di numeri di tanto tempo fa” di D.E. Smith a cura di Anna Cascone e “Le anime bianche” di F.H. Burnett a cura di Annarita Tranfici, la primissima traduzione italiana di questo testo poco conosciuto dell’autrice inglese.

Pubblicate cartacei o ebook?La nostra è una casa editrice principalmente digitale, strada su cui puntiamo e in cui crediamo molto. Stampiamo occasionalmente alcuni cartacei in caso di presentazioni o fiere.

Su quale aspetto ponete maggior attenzione per la pubblicazione e/o promozione di un libro?Dipende molto dal genere di libro, cerchiamo innanzitutto di mettere in primo piano l’autore, presentandolo e facendolo conoscere ai lettori. Dopodiché, per la promozione del testo cerchiamo di dare risalto ai suoi punti forti, a ciò che lo caratterizza all’interno di un dato genere ma anche all’originalità che porta in sé.

Qual è la distribuzione della vostra Casa Editrice?Essendo digitali, i nostri libri sono distribuiti in lungo e in largo in tutte le librerie online, italiane e non.

Siamo già giunti all’ultima domanda! Prima di salutarci un’ultima cosa: qual è la qualità indispensabile per un editore? E quali requisiti deve avere un autore per attirare la vostra attenzione?Credo che ogni casa editrice richieda, giustamente, propri requisiti. A noi il testo deve colpire fin da subito come un fulmine a ciel sereno, deve tenerci attaccati allo schermo fino alla fine, con la voglia di “vedere come finisce”. E questo si raggiunge sia attraverso una storia interessante e ben organizzata, sia attraverso una scrittura il più pulita possibile, o almeno curata: i refusi scappano a tutti (pure a noi!), ma presentare un testo ad un editore ricco di errori non è proprio consigliabile!

Grazie mille a Annalisa per averci dedicato parte del suo tempo e aver soddisfatto la nostra curiosità!

Io vi rimando alla pagina Facebook di SEMEPI, ricordandovi che per i prossimi 7 giorni pubblicizzeremo 7 titoli del catalogo della Panesi Edizioni.
Mi raccomando, passate a trovarci!

Yvaine