#SEMEPI: Parola di… Marta Duò, autrice de "I superstiti di Ridian"

Come già annunciato sulla pagina Facebook, da oggi fino a domenica saremo in compagnia di Marta Duò, autrice de “I superstiti di Ridian”, uscito da pochissimo per Plesio Editore.Abbiamo suddiviso le giornate per argomenti, che trovate riassunti qui sotto. Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia QUI sia sulla pagina, se preferite, Marta risponderà volentieri.
prova.png

Partiamo da dove tutto ha avuto inizio: come nasce “I superstiti di Ridian”? 
I Superstiti di Ridian ha un’origine comune con tutte le mie storie: il mondo onirico. Tre anni fa il mio cervello, esaurito dallo shock post maturità, decise di trasportarmi in un pianeta immaginario, prossimo al centro della Galassia, in un futuro in cui la Terra era stata devastata dai cambiamenti climatici in atto già oggi. Fuse i programmi di astronomia, geologia, letteratura inglese al documentario Sixdegreescouldchange the world e originò così il background distopico. Questo però lo scoprii qualche mese più tardi; all’inizio mi limitavo a riempire le pagine con l’avventura che avevo vissuto in sogno. Le due voci narranti, Daar e Nerissa, erano i miei occhi, che guardavano attoniti un pianeta possente come Ridian messo in ginocchio da due secoli di guerra, e lottavano per salvarlo dietro barricate nemiche, dietro pregiudizi radicati da generazioni. Inizialmente, avrebbe dovuto essere un racconto. Quando decisi di ampliarlo, mi accorsi che nel mio subconscio era già presente il ricordo di ciò che Ridian era stato un tempo e di ciò che la Terra aveva affrontato, e con essa l’umanità, costretta a crescere le nuove generazioni su un pianeta remoto e ostile. La disperazione dei superstiti di Ridian, umani e indigeni, è ancora viva in me, così come la speranza per cui combattono i protagonisti. Starà a voi scoprire se sarà soffocata dalla crudeltà della guerra o se darà origine a una nuova era.

Parlaci un po’ dei protagonisti del libro! Per qualcuno dei tuoi personaggi ti sei ispirata, volente o nolente, a persone reali? 
I personaggi principali sono tre: le voci narranti Nerissa e Daar, e la professoressa Handel, che muove materialmente le fila della storia.In modo del tutto involontario, la professoressa Handel è la versione romanzata della mia professoressa d’inglese degli ultimi due anni del liceo. Ricordo che, quando mi svegliai dal sogno, la prima cosa che mi domandai fu “ma cosa ci faceva lei in questa storia?”. Handel è un personaggio estremamente ambiguo e complesso, complice il suo viaggio da Ridian alla Terra per diventare insegnante, eppure quando affronta una platea di studenti annoiati è la professoressa che ho conosciuto io: insegna con passione anche là dove non può sperare di far presa, per quanto le motivazioni “letterarie” di questa sua scelta di vita siano caratteristiche del personaggio.A legarla a Nerissa vi sono le lezioni clandestine di letteratura, in particolare di poesia. A Red City, la colonia in cui vivono entrambe, la storia e la letteratura sono infatti soggette a una forte censura, che limita il programma al ventesimo secolo (le vicende sono ambientate nel venticinquesimo). Nerissa è una studentessa di vent’anni, cresciuta con lo scopo di essere portata sulla Terra a pareggiare il tasso di mortalità, insofferente verso il regime della scuola della colonia. È grazie a questo atteggiamento che attira l’attenzione e, in parte, la fiducia di Handel: entrambe sono originarie di Ridian, eppure sono estranee alla corruzione della società umana, abbandonata a se stessa sul campo di guerra.Daar, infine, è un indigeno. Ha la medesima età di Nerissa ma, a differenza sua, ha vissuto sulla propria pelle ogni combattimento, a partire da quello che ha annientato il suo nucleo familiare e ne ha decretato la sorte di guerriero. La contrapposizione tra le loro voci è proprio questa: alle loro spalle vi è una differenza abissale, apparentemente incolmabile, di odio e sangue, soprattutto da parte di Daar. Sono giovani e sono entrambi il frutto delle rispettive società, ma non corrotti al punto da non riuscire a vedere oltre i propri pregiudizi. Impareranno che la lotta più ardua è quella di saper comprendere l’altro, ma l’esito non sarà scontato.

Nella trama si pone l’accento su un tema che, oggi più che mai, torna a farsi vivo: lo scontro tra due mondi, due civiltà. Quanto è importante la diversità nel tuo libro? 
Come ho preannunciato nei punti precedenti, la diversità, in particolare tra popoli diversi, è un tema fondamentale. È caratteristico di un certo filone della fantascienza (nominiamo la Le Guin, dato che la adoro?) ma non ho voluto inserirlo nel tentativo di omaggiare qualcuno o di continuare una tradizione. È piuttosto il frutto dei viaggi che ho compiuto nella mia vita, alcuni in Paesi piuttosto esotici, che cozzano molto con la mia natura sedentaria: ho osservato stili di vita a me totalmente estranei, restandone affascinata, e ho condiviso queste escursioni con turisti annoiati, di quelli che “non vedo l’ora di raccontarlo agli amici”. Ecco, il conflitto che ho stabilito tra il popolo di Ridian e gli umani è basato proprio sul disinteresse a comprendere. Da una parte, i terrestri hanno conquistato Ridian per tentare di sopravvivere, senza nessuna intenzione di scendere a patti; dall’altra, gli indigeni hanno visto fallire ogni tentativo di salvare il proprio pianeta e sono diventati sordi ad altre mediazioni. A pagarne le conseguenze è Nerissa che, pur non essendo un militare addestrato, subisce secoli di diffidenze e rancori come se fosse la causa di ogni male.Non è un caso se lei e Daar hanno la stessa età: le loro mentalità sono formate da eventi e insegnamentiopposti, ma non dalla differenza di anni che ha reso intransigenti, per esempio, gli indigeni più anziani. Per quanto Daar non sia l’unico giovane, possiede una caratteristica che in guerra si tende a sopprimere, la curiosità. Per questo motivo ho affidato a lui il compito di infrangere ogni barriera impostagli dall’esterno, e mostrare che l’unica via per costruire la speranza di un futuro migliore è dubitare, dubitare sempre e indagare con i propri mezzi.

Hai qualcos’altro da aggiungere? 
Sì, una piccola postilla riguardante il documentario che ho citato. Lo vidi più di sei anni fa, quando un mio professore portò questo suo dvd e cercò di incuriosirci circa il programma di geografia. Sono abbastanza sicura che il titolo fosse Sei gradi per la Terra e fosse della National Geographic. Ora, non sono mai più riuscita a recuperarlo in italiano ma, poiché si basava sui celebri studi di Mark Lynas, vi consiglio di cercare Sixdegreescouldchange the world su Google. Non sono sicura che si tratti della versione in inglese dello stesso documentario, ma le teorie alla base sono quelle, così come gli effetti previsti per ogni innalzamento di un grado della temperatura terrestre. Gli scenari non sono affatto rassicuranti, potete farvene un’idea già da qui: http://video.nationalgeographic.com/video/news/wild-chronicles/six-degrees-wcvin La mia incertezza deriva dal fatto che, pur impressionandomi molto, all’epoca lo misi in archivio nel cervello e lì restò, almeno fin quando lui stesso non me lo ripresentò e mi costrinse a cercarlo. Comprendere il disastro in atto sulla Terra è fondamentale per capire come mai, nel XXIII secolo, ho fatto migrare i terrestri su Ridian, in una missione a rischio elevatissimo.

isuperstitidiridianAnteprima: sito Plesio EditoreTRAMA: XXV secolo: la Terra è ormai un deserto di sabbia e ghiaccio e le nuove generazioni crescono su Ridian, pianeta prossimo al centro della Galassia. La guerra contro gli antichi abitanti lo ha reso un territorio ostile, in cui le colonie terrestri non sono più al sicuro. Sotto la cupola di Red City vivono Nerissa, studentessa destinata al ritorno sulla Terra, e Handel, professoressa che le impartisce lezioni clandestine di letteratura. Una missione inattesa le trascinerà nel terribile conflitto che ha devastato i due mondi. Al centro di uno scontro di civiltà, Nerissa dovrà scegliere tra le rassicuranti menzogne della sua vecchia vita e le atroci verità che le rivelerà Daar, giovane combattente determinato a porre fine all’epoca della colonizzazione umana.
Ora tocca a voi: avete qualche domanda da fare a Marta? Non scordatevi l’appuntamento di domani!
Annunci

#Pisa Book Festival: intervista ad Alessio Del Debbio

Come anticipato qui, ho avuto il piacere di incontrare Alessio Del Debbio e ne ho approfittato per intervistarlo, con la partecipazione speciale di Chiara, la mia coinquilina.
Per me è stata una conversazione stimolante, così come quella con Giordana Gradara. Curiosi di sapere cosa ci siamo detti? Allora non vi resta che leggere.
pbf-alessio-del-debbio-semepi

Dalla tua biografia emerge la tua passione per il fantasy, eppure tra le tue pubblicazioni questo genere manca, a parte un racconto inserito nell’antologia Dreamscapes. Come mai non ti sei cimentato nella scrittura di un romanzo fantasy?
In realtà mi sono cimentato: ho scritto L’ora del diavolo, un’antologia di racconti fantastici ispirati a leggende lucchesi e delle Alpi Apuane, quindi sono tutte storie un po’ fantastiche, un po’ di terrore ambientate nella zona di Viareggio, Lucca, Alpi Apuane, Garfagnana, e legate al folklore locale. In più dal prossimo anno, forse a giugno, uscirà il mio primo romanzo Urban Fantasy ispirato alla mitologia nordica e avrà protagonisti gli úlfheðnar di Odino, cioè questi uomini lupo che vivono sulle montagne della Garfagnana. Sarà l’inizio di una trilogia.
Come si è rivelata finora la tua esperienza con l’associazione Scrittori Emergenti Uniti?
Molto positiva, anche perché come autori emergenti, da soli, è effettivamente molto difficile farsi notare, serve veramente tanto lavoro di relazioni, oltre che scrivere un buon libro, ma anche a livello promozionale è difficile farsi notare. Quindi mettersi insieme, essere un gruppo di autori che magari si sostiene a vicenda è positivo, aiuta umanamente ma anche professionalmente. Ben vengano questi gruppi di gente che ha voglia di fare.
La tua zona ti sostiene e ti valorizza in qualche modo?
Non molto, purtroppo. A Viareggio abbiamo un caffè letterario aperto da poco, molto carino, dove ogni tanto ho fatto un paio di eventi, ho presentato il mio libro e i libri di altri amici scrittori, però per il resto non c’è molto. Solo d’estate c’è un po’ di giro grazie al turismo, in passeggiata e in zona mare, quindi si possono organizzare aperitivi letterari, però purtroppo non è una cosa così diffusa.

Ma c’è partecipazione a questi eventi? 
Purtroppo limitata, non c’è molto interesse.



Cosa ne pensi dell’autopubblicazione? 
Diciamo che ha i suoi lati positivi e i suoi lati negativi. È positivo che un autore si possa organizzare da solo, può scegliere la copertina che vuole, curare il testo, farlo uscire quando vuole e, ovviamente, avrà il guadagno tutto per sé, cosa che di solito, con le case editrici, è un guadagno molto piccolo, intorno al 5-7%. Il lato negativo è che il più delle volte non hai un confronto professionale con qualcuno che è del settore e che dovrebbe saper fare il suo lavoro. A me è capitato di leggere testi autoprodotti che erano terribili, mi dispiace dirlo, al di là del gusto personale, intendo proprio come grammatica. Purtroppo c’è anche l’altra faccia della medaglia, si rischia di pubblicare qualsiasi cosa, c’è un marasma di pubblicazioni e il lettore è disorientato. Alla fine magari quello che scrive peggio riesce a vendersi meglio di quello che comunque ha scritto un libro di qualità, ma non sa proporsi. Quindi si crea questa situazione un po’ caotica.

Ecco, veniamo alla pubblicità su Facebook: spam inutile o serve davvero a farsi notare? 
Più che spam direi promozione sui gruppi e sulle varie pagine di Facebook, però senza mai essere invasivi. Io partecipo a un paio di gruppi, ma cerco di rispettare i programmi: se un giorno parliamo dei luoghi dei libri è inutile postare semplicemente il link, di’ qualcosa sul luogo, cerca di partecipare alla discussione e magari riesci a stabilire anche qualche contatto con altri autori e da cosa può nascere cosa. Bisogna farlo con moderazione, più che altro.

Chiedevo, perché da esterna mi sembra che alla fine si svolga tutto tra gli autori, e che i lettori spesso percepiscano la cosa più come promozione spudorata e, per questo, evitino di seguire attivamente questi spazi. 
Sì, infatti su qualche gruppo ogni tanto spunta un sondaggio tipo: “ma c’è qualcuno che legge questi post che scriviamo?”. Effettivamente il più delle volte sono gruppi di spam. Io partecipo a tanti e quelli che hanno qualche argomento di discussione saranno sei/sette. Ti dico dieci proprio a dir tanto, ma sono comunque pochi.

Perché infatti secondo la mia percezione, non si crea neanche una discussione tra lettore e autore o anche semplicemente tra i vari lettori. 
No, infatti io prediligo quei gruppi dove c’è il tema della giornata e si cerca di rispettarlo: magari un giorno si parla dei personaggi, un altro dei luoghi, si mettono le foto. Insomma, qualcosa di diverso.

Quindi basta trovare i gruppi giusti? 
Sì, e anche leggere!

(Domanda della mia coinquilina) Ho visto che hai partecipato a diversi corsi di scrittura: volevo sapere se sono effettivamente utili oppure no. 
Secondo me servono molto. Ovviamente devono essere fatti bene, questo è chiaro. Devo dire però che più che corsi ho seguito dei laboratori, sembra una distinzione minima, però il corso è una cosa cattedratica, diciamo, il laboratorio è più creativo. Effettivamente, se vuoi migliorarti, devi ovviamente imparare alcune tecniche, leggere tanto, però fare molta pratica anche con qualcuno che ti segue. Io ho partecipato ad alcuni laboratori con Mirco Tondi, uno scrittore di Firenze che si occupa da tanti anni di organizzare cose del genere. Fa cinque o sei laboratori l’anno con gruppi ristretti, massimo otto persone, quindi riesci a seguirli bene e sono molto creativi, puoi dare spazio alla tua fantasia, ovviamente seguendo un percorso dall’inizio alla fine e fare tanti esercizi. Anche i più vari, per esempio scrivere uno stesso testo con un punto di vista diverso, creare nuovi personaggi, tutta una serie di esercizi anche mentali che servono a stimolarti. Poi ovviamente bisogna leggere tanto, anche i classici oltre che quelli contemporanei, perché alla fine se se ne parla ancora dopo tanti secoli un motivo c’è.Tornando ai corsi, a me sono serviti, anche perché ti confronti con gli altri, anche se all’inizio si è un po’ timidi e ci si sente in imbarazzo a leggere agli altri i propri testi, però si è tra persone che vogliono imparare e confrontarsi. Poi con alcuni scrittori di Viareggio, con cui ho seguito questo laboratorio, abbiamo creato un’associazione culturale Viareggio con cui ci organizziamo per promuovere i nostri libri alle presentazioni, quindi si è creato anche un buon clima.

Grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo! 
Grazie a voi!

Una nuova scoperta: "Il ragazzo del destino" di Maria Elena Gattuso

Buongiorno folletti!! ^^
Svegliati bene stamattina? 😉

Io sono piuttosto riposata, anche se il mio sonno è stato disturbato da un incubo ç___ç
Ma bando alle ciance! Oggi sono qui per parlarvi di un libro che ho conosciuto grazie all’autrice.. Vediamo insieme di cosa si tratta!

Titolo: Il ragazzo del destino.
Autrice: Maria Elena Gattuso
Genere: Narrativa
Pagine: 336
Casa Editrice: Il Ciliegio
Prezzo: 17,00
Descrizione 
Il Destino, un insieme di eventi inevitabili e non solo. Nelle sue molteplici forme diviene umano possessore di corpi quasi assenti. Attorno ad esso, la vita di Rebecca, dolce e pensierosa, mossa da una inavvertita voglia di cambiamento. Tra i due un patto. Quest’ultima la parola chiave che lega immaginazione e calamità ad un breve arco di tempo: sette giorni alla protagonista per poter sconfiggere il fato. In lei, una domanda catartica, l’attrazione per le cosiddette coincidenze e un susseguirsi di prove che rendono instabile e lacunoso il suo cammino di trasformazione. Tra le pagine, l’Amore, inteso come cuore pulsante che recita realtà e desideri, lontano da spiegabili eventi e vicino a tipiche suggestioni giovanili. Eppure, il fulcro del romanzo resta la volontà. Ciò che muove il mondo è il non arrendersi anche quando scompare un ultimo spiraglio.
L’autrice
Maria Elena Gattuso è nata a Montalcino (Siena) nel 1988 e risiede a Scandicci (Firenze). Ha conseguito la laurea in Comunicazione Linguistica e Multimediale, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli studi di Firenze. Attualmente è iscritta alla Laurea Magistrale in Scienze dello spettacolo (Prosmart), situata a Prato. Contemporaneamente frequenta la scuola di formazione per giovani attori “Il Mestiere del Teatro” del Teatro Stabile Metastasio di Prato. Il ragazzo del destino è la sua opera prima. L’ispirazione per questa storia le è venuta in seguito a un fatto realmente accaduto: un ragazzo a lei sconosciuto un giorno le salvò la vita, catturando in modo insolito la sua attenzione. Non ha mai potuto ringraziarlo. 
Incipit
“Quel giorno sarei dovuta morire. Quel giorno sarei andata direttamente al Creatore. O forse me la sarei cavata con un trauma cranico e un paio di costole rotte. E invece no. Il Destino aveva altri progetti per me.Voi credete nel Destino? Io lo combatto, o almeno ci provo. Ma per quanto mi sforzi è tutto inutile. Mi sconfigge sempre.E questo fatto mi brucia da morire. Mi chiamo Rebecca Laida e all’epoca avevo sedici anni. Lasciate che vi racconti la mia storia

 

Capitolo 1

 
Mercoledì 22 settembre 2004
 
Dario era tutto. Ogni singolo filo d’erba. La luce che trapelava dalla finestra della mia stanza. Il respiro affannato di chi ha sfidato il tempo correndo. L’acqua dissetante e pura di un ghiacciaio. La terra brulla sotto i passi incerti di un bambino. Il suono del vento che accompagna i ricordi. Le spighe di grano ormai secche… possedeva una freddezza di cui molti avrebbero fatto anche a meno. Dario era il niente. Il silenzio funesto che segue una risata. L’avvenire senza ritorno. Il grido di chi non ha voce. La melodia di un pianoforte scordato. Il profumo di una torta insapore. Dario era il tutto e il nulla nel medesimo istante. Il mondo attraverso i miei occhi aveva la sua interpretazione. E io l’amavo, come lo amo tuttora (…)”

E infine ecco il booktrailer!
Vi lascio anche il sito dove potrete trovare le informazioni sul libro, sull’autrice e le recensioni dei lettori. 
Voi cosa ne pensate? A me intriga!! Sembra un libro diverso dal solito! Inoltre il Destino è uno dei protagonisti del libro ed è anche uno degli interrogativi che ci assillano tutti i giorni. Si tratta di coincidenze? Oppure fa tutto parte di un grande disegno, di un qualcosa di già scritto? Questa ragazza in continua lotta con il Destino ricorda un po’ tutti noi, che cerchiamo di cambiare la nostra vita ma in realtà non sappiamo quale delle due parti abbia vinto.
Fatemi sapere il vostro parere con un commento qui sotto 😉
A presto,
Yvaine

Conosciamo un po’ Neil Gaiman..


Hi guys! 
Leggendo “Il Cimitero senza lapidi e altre storie nere” sono rimasta colpita e affascinata dall’introduzione, scritta dallo stesso autore, che ci permette di capire qualcosa in più su di lui. Il libro di per sé l’ho trovato carino, ma diciamo che nessuno dei racconti mi è rimasto molto nel cuore. Posso però affermare che di certo quest’uomo ha fantasia da vendere! E sto apprezzando anche il suo modo di descrivere.. non usa sempre le stesse formule, e questo mi piace parecchio. Il primo libro che ho avuto il piacere di leggere di Gaiman era Stardust, ma ero piccola e non facevo molto caso allo stile, mentre la storia mi è rimasta impressa e avrei il piacere di rileggerla ^^
Comunque.. 
Non so esattamente se questa “lettera” sia davvero così speciale, ma io quando l’ho letta ho pensato: “Wow! Solo per questo si merita di entrare nella Top Ten dei miei autori preferiti!!”
Brutto o bello che sia..vorrei comunque condividerlo con voi =)

Da giovane, e davvero non sembra sia passato tutto questo tempo, adoravo i libri di racconti. I racconti li potevi leggere dall’inizio alla fine in quelle pause che avevi a disposizione per la lettura: durante l’intervallo al mattino o il sonnellino dopo pranzo, oppure sui treni. Prendevano l’abbrivio, si mettevano in moto e ti trasportavano in un nuovo mondo, per ricondurti sano e salvo a scuola o a casa nel giro di mezz’ora o giù di lì.
 I racconti che leggi quando hai l’età giusta non ti abbandonano mai davvero. Magari ti dimentichi chi li ha scritti o come si intitolava la storia. A volte ne dimentichi anche la trama, ma se un racconto arriva a toccarti ti resterà accanto, infestando quei luoghi della mente che visiti molto di rado.
Quello che ti resta più accanto è il racconto horror. Se riesce sul serio a provocarti un brivido sulla schiena, se una volta finita la storia ti ritrovi a chiudere il libro piano piano, per paura di disturbare qualcosa, e ad allontanarti furtivamente, allora non ti lascerà mai più. C’era un racconto che lessi quando avevo nove anni che finiva con una stanza piena zeppa di lumache. Penso che probabilmente si trattasse di lumache carnivore, che strisciavano lentamente verso qualcuno per divorarlo. A ricordarlo ora mi viene la stessa pelle d’oca di quando lo lessi.
Il fantasy ti entra nelle ossa. C’è una curva su una strada su cui mi capita a volte di passare, da cui si vede un villaggio su verdi colline ondulate, e dietro il villaggio ci sono colline più imponenti, più scoscese e più grigie e, in lontananza, montagne e nebbia: non riesco a passare di lì senza che mi ritorni alla mente la lettura del Signore degli Anelli. È  lì da qualche parte, dentro di me, e quella vista riporta tutto in superficie.
È la fantascienza – anche se qui temo ce ne sia poca – ti porta attraverso le stelle fino ad altri tempi e altre menti. Non c’è niente come trascorrere un po’ di tempo dentro la testa di un alieno, per ricordarci quanto poco divida ciascuno di noi dagli altri.
I racconti brevi sono minuscole finestre che si affacciano su altri mondi, su altre intelligenze e su altri sogni. Sono viaggi fino all’estremo opposto dell’universo che puoi fare con la certezza di essere di ritorno per l’ora di cena.
Ormai è quasi un quarto di secolo che scrivo racconti. All’inizio sono stati un ottimo modo per imparare il mestiere di scrittore. La cosa più difficile da fare quando sei uno scrittore alle prime armi è finire qualcosa, e quello era il metodo per imparare. Oggi gran parte delle cose che scrivo sono lunghe – lunghi fumetti, lunghi libri, lunghi film – e un racconto breve, qualcosa che è bello e finito nel giro di un paio di giorni o di una settimana, è divertimento allo stato puro.
Quelli che da ragazzo erano i miei scrittori di racconti preferiti sono – per la maggior parte – i miei scrittori di racconti preferiti ancora adesso. Gente come Saki o Harlan Ellison, come John Collier o Ray Bradbury. Stregoni  dei particolari che, con sole ventisei lettere e un mucchietto di segni d’interpunzione, erano capaci di farti ridere e di spezzarti il cuore, tutto nell’arco di una manciata di pagine.
Un libro di racconti ha un altro lato positivo: non sei tenuto ad apprezzarli tutti. Se ce n’è uno che non ti piace, subito ne troverai un altro che andrà bene.
I racconti che sono raccolti qui spaziano da una storia di detective hard boiled che si occupa dei personaggi di filastrocche infantili a un gruppo di persone  a cui piace mangiare delle cose, da una fiaba alla storia di un ragazzo che si imbatte in un troll sotto un ponte e dell’accordo che fanno tra loro. C’è un racconto che farà parte del mio prossimo libro per ragazzi, The Graveyard Book, che narra di un ragazzo che vive in un cimitero e viene allevato dai morti, e poi ce n’è un altro che ho scritto da giovanissimo intitolato Come vendere il Ponte di Ponti, una storia fantasy ispirata a un uomo chiamato “Conte” Victor Lustig che vendette davvero la Torre Eiffel praticamente nello stesso modo (e che morì alcuni anni dopo nella prigione di Alcatraz). Ci sono un paio di racconti vagamente paurosi e un paio di racconti abbastanza divertenti, e ce ne sono un mucchio che non sono né l’una né l’altra cosa, ma che spero finiranno comunque per piacervi
Neil Gaiman
Agosto 2006

Jane Austen

Jane Austen nacque a Steventon nell’Hampshire, il 16 dicembre 1775 dal pastore del luogo George Austen e da Cassandra Leigh e che fu la settimogenita di sei maschi e due femmine.
Com’era costume dell’epoca, Jane trascorse i primi anni della sua infanzia lontano da casa, presso una balia e tornò al presbiterio solo all’età di due anni.
     Jane Austen, al contrario dei suoi fratelli, frequentò delle scuole private. All’età di sette anni fu mandata in un istituto per signorine insieme a Cassandra e alla cugina Jane Cooper e, successivamente, si trasferirono in un’altra scuola privata, la Abbey School. Si dice che si sia ispirata proprio a quest’ultima per descrivere la scuola della signora Goddard frequentata da Harriet Smith nel romanzo Emma.
     A partire dal 1787 cominciò a scrivere i suoi Juvenilia, cioè raccolte di parodie, abbozzi di romanzi e poesie dal tono spesso umoristico, ispirati alla letteratura dell’epoca e spesso dedicati a parenti e amici. I Juvenilia sono costituiti in totale da tre volumi: il primo scritto tra il 1787 e il 1790, il secondo tra il 1790 e il 1792, il terzo tra il 1792 e il 1793. A questa raccolta appartengono anche First Impression che venne poi rielaborato e pubblicato con il titolo di Orgoglio e Pregiudizio e Elinor e Marianne che si trasformò in Senno e Sensibilità. Già nei Juvenilia è possibile trovare in abbondanza quell’umorismo per cui Jane Austen sarà famosa. 
     La gioventù di Jane Austen trascorse tra balli, viaggi per l’Inghilterra e visite a Londra oltre che tra lettura e scrittura.
     A vent’anni Jane Austen si innamorò di Thomas Lefroy (1776-1869), un giovane “signorile, bello e piacevole”.  Thomas era nipote di George Lefroy e di Anna, una donna colta e intelligente che soleva scrivere poesie e che incoraggiò Jane Austen nella scrittura. Tom però aveva anche dieci fratelli e sorelle a cui badare. Studiò legge al Trinity College dove si laureò con la votazione più alta dell’intera classe e successivamente si trasferì a Londra. Fu proprio durante una vacanza che si recò in visita a Steventon e conobbe gli Austen.Quello che accadde tra Jane Austen e Tom Lefroy rimane per ora solo oggetto di speculazione. Cassandra distrusse la maggior parte delle lettere di quel periodo e nell’unica che rimane Jane scrive frasi contrastanti.
La storia si concluse con la partenza di Tom che tornò però dopo tre anni, ma la signora Lefroy non permise un incontro tra il nipote e Jane.  Tom Lefroy abbandonò così Steventon, riprese la sua vita e tre anni dopo sposò l’ereditiera Mary Paul. La sua carriera fu brillante sia grazie alla sua estrema intelligenza che all’aiuto dello zio, un ricco banchiere che aveva guadagnato una fortuna in Italia.
     Nel 1800 George Austen si ritirò dal lavoro, lasciando la direzione della parrocchia al figlio maggiore James e si trasferì insieme alla famiglia a Bath.
Negli anni che vi trascorse, Jane conobbe e si innamorò di un uomo la cui identità è tutt’oggi un mistero. L’incontro avvenne a Lyme ma purtroppo l’anno successivo, si venne a sapere che il corteggiatore era morto. Tutte le lettere scritte in quel periodo sono state distrutte da Cassandra e così non si è potuta stabilire la sua identità. L’unica cosa che si sa è che si trattava di un vicario e che secondo Cassandra era intelligente e affascinante, che era innamorato di Jane e che lei lo ricambiava.
     Nel 1803 Jane Austen vendette Susan, primo titolo di Northanger Abbey. Ne ricavò 10 sterline ma l’editore non lo pubblicò come le aveva promesso e il libro fu dato alle stampe solo 14 anni più tardi, come opera postuma, insieme a Persuasione.
     Sempre in questi anni scrisse I Watson, opera che non concluse mai. Cassandra racconta che la storia avrebbe dovuto essere incentrata sulla morte del padre della protagonista, Emma Watson. Nel 1805, la morte di George Austen deve aver spinto Jane a metter per sempre da parte quel romanzo.
      Un’altra conseguenza della scomparsa del reverendo Austen fu una notevole riduzione delle entrate di famiglia. Per il resto della sua vita, Jane fu dipendente dall’aiuto dei suoi fratelli e da una piccola somma di denaro lasciata a Cassandra dal suo fidanzato che arrivavano a stento a fornire una somma annua di 450 sterline.
     Nel 1806 si trasferì con la famiglia a Southampton nella casa del fratello Francis e di sua moglie. Insieme a loro abitavano anche Cassandra, la signora Austen e Martha Lloyd, una vecchia amica d’infanzia.
     Nell’ottobre del 1808, Elizabeth, la moglie di Edward morì improvvisamente all’età di trentacinque anni dopo aver partorito l’undicesimo figlio. Jane si prese cura di George ed Edward, i due figli maggiori dimostrando grande abilità con i bambini.
     In quel periodo Edward decise di donare un piccolo cottage a sua madre e alle sue sorelle. Si trovava a Chawton, nell’Hampshire e fu proprio in questo piccolo villaggio non lontano da dove era cresciuta che Jane Austen trovò il luogo adatto per scrivere. In pochi anni portò a termine Mansfield Park, Emma, Persuasione e cominciò Sanditon.
      Nel 1810 Jane, perse le speranze di vedere pubblicato “Northanger Abbey”, presentò ad un editore “Senno e Sensibilità” che fu accettato alla fine dell’anno. Apparve però in forma anonima, firmato semplicemente: una Lady. All’inizio solo i parenti più stretti sapevano che ne era l’autrice tanto che quando Anna si trovò davanti una copia di “Senno e Sensibilità”, la allontanò esclamando: “Oh, deve essere veramente una sciocchezza, a giudicare dal titolo.” Comunque Jane Austen ricevette delle critiche positive e la prima edizione le procurò un profitto di 140 sterline.
      Incoraggiata da questo successo, tornò a rielaborare “Orgoglio e Pregiudizio” . Lo vendette nel novembre del 1812 ed il suo “amato bambino”, come lo chiamò in una lettera, fu pubblicato nel gennaio del 1813. Anche in questo caso si rifiutò di rendere nota la sua identità. La segretezza arrivò al punto che lei e sua madre lessero il romanzo ad una vicina, una certa Miss Benn, senza che la vicina sapesse chi ne era l’autrice.
      Nel 1812 aveva già cominciato “Mansfield Park” e ci lavorò per tutto l’anno successivo. Fu proprio nel 1813 che si diffuse la voce della sua identità quale autrice di “Senno e Sensibilità”
Il 18 luglio 1817, Jane Austen morì all’età di 42 anni a Winchester dove era andata con la sorella Cassandra per delle cure.

Per maggiori informazioni recatevi direttamente alla fonte:  http://www.jane-austen.it/biografia/Biografia.html

Neil Gaiman

Neil Gaiman nasce il 10 novembre 1960 a Porchester in Inghilterra. Dopo essere stato rifiutato più volte dagli editori, Gaiman intraprende la carriera di giornalista nella speranza di creare una rete lavorativa efficace che potesse aiutarlo a pubblicare in futuro le sue opere. In particolare, in quel periodo realizzò numerose interviste e recensioni di libri, specialmente in ambito musicale.
Durante questi anni scrisse il suo primo libro, una biografia dei Duran Duran, e produsse numerosi articoli per la rivista Knave. Alla fine degli anni ’80 scrisse, con un registro umoristico prettamente inglese, Don’t panic: The Official Hitchhikers Guide to the Galaxy; la realizzazione di questo libro divenne occasione di intraprendere una proficua collaborazione con Terry Pratchett. Insieme i due autori diedero vita a Good Omens, un romanzo incentrato sull’arrivo di un’imminente apocalisse.
Nella storia personale di Gaiman, l’amicizia con il famoso realizzatore di fumetti Alan Moore ebbe un ruolo fondamentale considerato che fu la sua guida-stimolo che lo incanalò nel meraviglioso mondo dei fumetti. In quegli anni Gaiman scrisse due comic-book con Dave McKean: Casi Violenti e Signal to Noise. L’accoppiata tra le parole del giovane talento inglese e le tavole geniali di McKean produssero un’allenza artistica solida che si consoliderà fortemente negli anni successivi. Poco dopo la pubblicazione di questi volumi, Gaiman iniziò a lavorare per la DC Comics che produsse la serie limitata di Black Orchid.
La bibliografia di Gaiman e il suo successo cominciarono a divenire di ampio raggio; sicuramente il suo lavoro più conosciuto divenne la serie di Sandman, in cui, riprendendo la mitologia della fine del romanticismo tedesco, creò un’opera colossale in dieci volumi sul mondo onirico regnato da Sogno. L’opera, dalle raffinatissime influenze culturali, cambiò per sempre la storia del fumetto mondiale. La serie, infatti, risultando di pregevole fattura culturale aprì il mondo del fumetto ad un target di persone molto ampio, trasformandolo in un media adulto non più confinato ad una nicchia di adolescenti. La serie iniziò nel 1988 e si concluse nel 1996, seppur siano stati pubblicati di recente due volumi, Notti eterne e I cacciatori di sogni, che rispettivamente ampliano la conoscenza degli Eterni ed esplorano il mondo dei sogni in una storia prettamente orientale creata per la celebrazione del decennale di Sandman.
Nel 1991, Gaiman pubblicò The Books of Magic, una mini storia in quattro parti in cui un teenager scopre il suo ruolo nel destino del mondo in una storia magica che richiama notevolmente il più recente Harry Potter. Dalla serie è nato uno spin-off scritto da Johnn Ney Reiber dallo stesso titolo.
Gaiman si è dimostrato ben presto un artista eclettico, scrivendo canzoni, poesie, sceneggiati tv. Uno di questi Nessun Dove, scritto per la BCC, che divenne successivamente un libro di grande successo e, in patria, un appuntamento immancabile per i fortunati fruitori delle puntate ambientate nella Londra di sotto. L’autore è anche artefice dell’adattamento inglese del lungometraggio animato La Principessa Mononoke di Miyazaki.
Durante la composizione di American Gods, Gaiman cominciò a scrivere su un sito internet (www.neilgaiman.com) promozionale descrivendo giorno per giorno la stato della sua creazione. L’iniziativa ebbe così tanto successo che non solo ancora oggi l’autore continua a scrivere sul blog quasi quotidianamente che, addirittura, una parte del blog è stato pubblicato in Inghilterra col il titolo di Adventure in the Dream Tale.
Neil Gaiman ha ricevuto numerosi premi per la sua produzione letteraria. Nel 1991 stupì tutti quando gli venne assegnato per un episodio di Sandman (Le terre del sogno: Sogno di una notte di mezza estate) il World Fantasy Award. Mai nessuno prima di lui aveva vinto un premio riservato alla letteratura con un fumetto e sinora nessun altro ci è più riuscito. Successivamente ha vinto altri premi prestigiosi tra cui il Nebula Award e l’Hugo Award a testimoniare la sua importanza anche come autore di racconti e romanzi.
Attualmente vive negli Stati Uniti con la moglie, le due figlie Holly e Maddy, il figlio Mike e un numero imprecisato di gatti.

Libri:

Buona Apocalisse a tutti!
Nessun dove
Stardust
American gods
A walking tour of the shambles
I ragazzi di Anansi
InterWorld

 

Raccolte:

Smoke and mirrors
Fragile things
Il cimitero senza lapidi e altre storie nere
Il giorno che scambiai mio padre per due pesci rossi.
Coraline
I lupi nei muri
Mirrormask
Il figlio del cimitero
Crazy Hair
Odd e il Gigante di Ghiaccio

Fumetti:

Casi violenti
The Books of Magic 
Miracleman: The golden age 
Signal to noise 
La crociata dei bambini 
L’ultima tentazione
Mr Punch 
Angela
Black orchid 
Il san Valentino di Arlecchino
Mr. Hero the Newmatic Man
Mistero celeste
1602
Creatures of the night
Nessun dove
Gli eterni
 

Libri non di narrativa:

Duran Duran: The book
Ghastly beyond belief
Don’t Panic: The Official Hitchhiker’s Guide to the Galaxy Companion

Cornelia Funke

Cornelia Funke è nata nel 1958 nella città tedesca di Dorsten. Da bambina voleva diventare astronauta oppure pilota, successivamente però ha deciso di studiare pedagogia all’Università di Amburgo. Dopo aver finito gli studi, ha lavorato per tre anni con bambini socialmente svantaggiati. Per un periodo illustrò libri, ma iniziò ben presto a scrivere le sue storie. Tra la fine degli anni ‘80 e gli anni ‘90 si impose in Germania con due serie per bambini, intitolate Gespensterjäger e Wilde Hühner. Ottenne grande successo con i libri Il cavaliere dei draghi (1996), ed Il Re dei Ladri (2000, tradotto in italiano nel 2004). Il romanzo che l’ha lanciata è stato però Cuore d’Inchiostro, che ha vinto il premio BookSense Book of the Year Children’s Literature nel 2003. Cuore d’Inchiostro è la prima parte di una trilogia che continua con Veleno d’inchiostro (2005), anche questo vincitore dei premio BookSense Book of the Year Children’s Literature e Alba d’Inchiostro. I suoi libri hanno ottenuto un tale successo che nel 2005 il Time l’ha inserita nella classifica dei “100 artisti più influenti del mondo”, definendola “la J. K. Rowling tedesca”.
Cornelia Funke ha sposato il tipografo Rolf Funke nel 1981. Hanno due figli, Anna (nata nel 1989) e Ben (nato nel 1994). Hanno vissuto ad Amburgo fino a maggio 2005, quando si sono trasferiti a Los Angeles.


Libri

Alba d’inchiostro
Allarme volpe. Le galline selvatiche vol.3
Reckless. Lo specchio dei mondi
Cuore d’inchiostro
Una gita scolastica indimenticabile. Le galline selvatiche vol.2
La banda della piuma morbida. Le galline selvatiche vol.1
Veleno d’inchiostro
Il re dei ladri
Igraine Senzapaura
Il Cavaliere dei draghi
Gli acchiappafantasmi e il castello del terrore
Gli acchiappafantasmi
Il drago della luna