Parliamone!

Arrancando su aNobii ho notato una discussione spiacevolissima di cui vi fornisco il link: Patizione per difendere gli sconti sui libri.
Prima di incappare in quel post non ne avevo sentito dire nulla!!! Voi invece? Sono io l’unica che ne era all’oscuro?
Vi spiego brevemente quel che è successo..
E’ stato approvato dal Senato un disegno di legge che regola il costo dei libri, sconti e promozioni.

  • Dal primo settembre di quest’anno lo sconto massimo che potremmo vedere sarà del 15% sul prezzo di copertina in qualsiasi libreria, anche online. 
  • Le campagne promozionali degli editori avranno la durata di un mese, che non sia dicembre; potrà eccedere del 15%, ma non potrà essere superiore a un quarto del prezzo fissato.
  • Il 20% di sconto potrà raggiungersi in manifestazioni particolari dedicate alla lettura, come per esempio il Salone del libro di Torino.

Questo per i libri che riscontrano un discreto successo. Qui potrete leggere l’intero articolo. (Questo è un link dello stesso sito, sempre riguardante l’argomento: http://www.chicago-blog.it/2011/07/24/disciplina-del-prezzo-dei-libri-petizione-al-presidente-della-repubblica/comment-page-32/#comments )
Ora io dico..
1) Il 15% di sconto è difficile vederlo in libreria e spesso e volentieri non cambia molto dal prezzo di copertina. Per quanto riguarda gli acquisti online.. beh, col recente acquisto su IBS ho risparmiato abbastanza grazie ad una promozione e come minimo il 20% di sconto..!! Ora non ricordo bene, ma sappiamo tutti che IBS fornisce occasioni imperdibili! E si trovano anche nuove uscite di scrittori emergenti, che sono difficilmente reperibili.

2) Le campagne promozionali non saranno fatte nel mese di dicembre!?!? Scherziamo o cosa? Si sono scordati che il 24 del dodicesimo mese è Natale? Quella festività in cui si ricevono e si comprano un sacco di regali? Va beh.. lasciamo perdere..

3) Eccoci arrivati al terzo punto, quello che mi fa più ridere.. Non so se qualcuno di voi è mai stato a Torino durante la fiera.. io ho avuto occasione di andarci due volte e posso dirvi una cosa? Neanche l’ombra di uno sconto! Ora ditemi: se gli sconti non li hanno fatti fino ad ora, perchè dovrebbero iniziare proprio con questa legge?
Io non capisco proprio.. così altro che aiutare le persone ad avvicinarsi alla lettura! Il lavoro sta scivolando via, sempre più persone si trovano senza un’occupazione o col denaro appena sufficiente per un mese: si dovrebbero abbasare i costi, invece che alzarli o non favorire sconti!
Come diceva lo stesso autore del post di cui vi ho lasciato il link, così non si tutelano neppure le piccole case editrici!

E vidirò un’altra cosa U.U L’anno scorso, qui da me, alcuni ragazzi avevano organizzato un piccolissimo spazio dove mettere delle bancarelle piene dei loro libri e chiunque fosse interessanto ad un libro poteva prenderlo, se lo scambiava con uno di cui voleva sbarazzarsi.. un giusto scambio, no? Proprio come si fa su aNobii! Non credo verrà riproposto quest’anno, ma se fosse una cosa fatta bene, che si svolge periodicamente, non sarebbe affatto male..!

Con quest’amarezza vi lascio, cari amici lettori, e speriamo che tutto si risolve per il meglio!

Yvaine
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Frasi tratte da "A Song of Ice and Fire" ;)

 
 
Ciao a tutti!! Oggi vi propongo le frasi della saga A song of Ice and Fire, ovvero Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, che ho trovato sul web.. Le stavo cercando per un’amica e così ho pensato di condividerle con voi… Spero vi piacciano quasi quanto le amo io..!

 
Tyrion Lannister
“Lord Eddard Stark è mio padre” ammise Jon rigidamente.
“Si vede.” Tyrion studiò i suoi lineamenti.”In te c’è molto più l’uomo del nord di quanto non ce ne sia nei tuoi fratelli”.
“Fratellastri” corresse Jon.Le parole del folletto gli avevano fatto piacere,ma cercò di non darlo a vedere.
“Allora lascia che ti dia qualche consiglio,bastardo”riprese Tyrion Lannister.”Mai,mai dimenticare chi sei,perchè di certo il mondo non lo dimenticherà.Trasforma chi sei nella tua forza,così non potrà mai essere la tua debolezza.Fanne un’armatura,e non potrà mai essere usata contro di te”.
Tratto da “Il Trono di spade”






“Jon, ti sei mai chiesto per quale motivo gli uomini dei Guardiani della Notte non prendono moglie e non generano figli?”
Jon alzò le spalle, gettando altra carne dentro le gabbie. “No”.
[…]
“Lo fanno per non amare” spiegò maestro Aemon. “L’amore è il veleno dell’onore, la morte del dovere.”
[…]
“Cos’è poi l’onore al confronto dell’amore di una donna? E che cos’è il dovere paragonato allo stringere una nuova vita tra le braccia… o alla memoria del sorriso di un fratello? Vento e parole. Vento e parole. Siamo solamente essere umani, Jon Snow, e gli dei ci hanno foggiato perchè noi si possa amare. E’ la nostra gloria più grande, e anche la nostra tragedia più terribile.”
[…]
“Quando non c’è nulla da temere, il peggiore dei vili può essere coraggioso quanto il più valente degli uomini. E quando non c’è alcun prezzo da pagare, tutti noi sappiamo fare il nostro dovere. Eppure, presto o tardi, nella vita di ogni uomo viene un giorno in cui nulla è facile, un giorno in cui si deve compiere una scelta.”
Da “IL GRANDE INVERNO” (pag 280)
Da sinistra: Jon Snow, Brandon Stark, Robb Stark
“Quando fai tagliare la lingua a qualcuno, non dimostri che è un bugiardo, stai solo svelando al mondo che hai paura di quello che potrebbe dire
(Tyrion Lannister)

“Come arma, mio fratello ha la spada e re Robert la mazza da combattimento. Io ho la mente, e per continuare ad essere un’arma valida, la mente ha bisogno dei libri quanto una spada ha bisogno della pietra per affilarla. Per questo, Jon Snow, io leggo così tanto”. Tyron Lannister 
Il trono di spade, pag. 141.

IL GIURAMENTO DEI GUARDIANI DELLA NOTTE

Udite le mie parole, siate testimoni del mio giuramento.
Cala la notte, e la mia guardia ha inizio.
Non si concluderà fino alla mia morte.
Io non avrò moglie, non possiederò terra, non sarò padre di figli.
Non porterò corona e non vorrò gloria.
Io vivrò al mio posto, e al mio posto morirò.
Io sono la spada delle tenebre.
Io sono la sentinella che veglia sul muro.
Io sono il fuoco che arde contro il freddo, la luce che porta l’alba, il corno che risveglia i dormienti, lo scudo che veglia sui domini degli uomini.
Io consacro la mia vita e il mio onore ai Guardiani della Notte.
Per questa notte e per tutte le notti a venire.


Le mie parole hanno mentito. I miei occhi, il mio braccio hanno gridato la verità. Sei tu che non hai visto.
Da “Il grande inverno”

Lord Eddard Stark
– E’ possibile che un uomo che ha paura possa anche essere coraggioso?
– Possibile? Bran, è quella l’unica situazione in cui si fa strada il coraggio.

Il piccolo Bran e suo padre, Lord Eddard Stark

Da “Il trono di spade”

 



Cersei Lannister
“Quando si gioca al gioco del trono, o si vince, o si muore. Non esistono terre di nessuno.”
Cersei Lannister

“Noi siamo solo marionette che ballano appese ai fili di coloro che ci hanno preceduto” 

Tyrion Lannister
 
“Piccola, demoniaca scimmia deforme: niente male.” E quel disgraziato del predicatore ci aveva preso anche con il sommo septon, senza dubbio. Cos’è che Ragazzo di luna aveva detto di lui l’altro giorno? “Un pio uomo di fede che adora i Sette Dei con tale fervore da consumare un pasto per ciascuno di loro ogni volta che si siede a tavola.” Tyrion Lannister

Il Regno dei Lupi- pag 319

<<Apri l’occhio.>>
<<Li ho già aperti, gli occhi! Non vedi?>>
<<Due sono aperti>> Jojen indicò. <<Uno, due.>>
<<Ne ho solo due.>>
<<No, ne hai tre. Il corvo ti ha dato il terzo occhio, ma tu rifiuti di aprirlo.>> Jojen parlava in modo lento, suadente. <<Con due occhi, puoi vedere la mia faccia. Con tre, potresti vedere il mio cuore. Con due riesci a vedere quella quercia laggiù. Con tre saresti in grado di vedere la ghianda da cui è sorta e il ceppo che diventerà un giorno. Con due, vedi solamente fino alle tue mura. Con tre, vedresti a sud fino al mare dell’Estate e a nord al di là della Barriera.>>
Il Regno dei Lupi 

“L’inverno sta arrivando”– Motto di casa Stark

“Che gli estranei se li portino alla dannazione!” Imprecazione tipica che si può scorgere in tutto il libro.. (L’adoro!!!)

Baci gente!
 Yvaine

Condivisione

A volte siamo talmente gelosi di qualcosa o di qualcuno a cui teniamo particolarmente da tenerlo tutto per noi, come se avessimo paura che il nostro giocattolo preferito possa rompersi o il nostro animaletto domestico possa contrarre qualche malattia. Allora cerchiamo di custodirlo in una campana di vetro, su un cuscinetto morbido di velluto rosso sotto la più acuta e minuziosa sorveglianza.
Solo un terzo delle volte che ciò accade lo facciamo giustamente, perchè ognuno di noi ha bisogno di avere un segreto dentro di sé e stringerlo forte al petto, ma spesso ci dimentichiamo cosa vuol dire condividere.
    Condividere con qualcuno sentimenti negativi ed esperienze da dimenticare, per affrontare la situazione al meglio, esaminarla attentamente e coglierne i vantaggi, trovare insieme una via d’uscita.
    Condividere momenti felici perchè non c’è nulla di più straordinario che vedere nell’altro il riflesso del nostro sorriso più bello, dettato dal cuore.
    Condividere un momento imbarazzante per vedere che la persona con cui stai parlando non ti deride come farebbe chiunque: ti aiuta a cancellare il rossore e convertire l’episodio in un qualcosa di divertente, di cui ridere insieme nel presente e ricordarlo con gioia nel futuro.
    Condividere un oggetto allegandovi ricordi vissuti insieme e renderlo il tesoro più prezioso mai scoperto.
Ma ciò che ritengo al di sopra di tutto è condvidere una passione, la passione che lega nel profondo dell’animo due esseri umani e per quell’attimo l’uno diventa l’altro, non esistono confini né limiti, si diventa una persona sola, con le stesse percezioni, idee e sentimenti, il momento in cui due anime si sfiorano davvero, accumunate dallo stesso fattore. E’ stupendo sentire concreta la comprensione totale dell’altro, la quale difficilmente si amalgama alla perfezione.
E io dico grazie a chi mi ha ispirato questo post, a chi mi fa provare queste cose e a tutti coloro che mi permettono di condividere una parte di me con loro.
Grazie mille,
Yvaine

Attraverso L’Anima- Episodio 2°


Hello! Mi scuso per non aver postato prima il post, ma ho avuto qualche problemuccio, nonostante avessi tutto già pronto.. questa tecnologia infernale! Mi scuso anche per l’immagine.. non mi piace per questo pos, ma non ho trovato di meglio.. possiate perdonarmi e.. 
Buona lettura, come sempre! Fatemi sapere i vostri pareri, grazie ragazzi! ^^
Attraverso L’Anima
Episodio Secondo
D
a qualche anno aveva lasciato la casa di famiglia per stabilirsi direttamente sul lavoro. Il medico per cui lavorava,  Nathaniel, abitava in una piccola casa a due piani, poco distante dalla periferia. Al piano superiore vi erano tutti i servizi di una casa: un bagno, due camere da letto – una per i padroni di casa e l’altra assediata dal piccolo Roberth -, una striminzita cucina e di fianco un sacrificato salotto. Il pianterreno era occupato invece da una sala d’attesa un po’ rozza, con sedie sgangherate e vecchie poltrone dalla stoffa lisa, una stanza che Nathaniel amava chiamare studio e un ripostiglio. Ed era lì che le era stato fatto un po’ di posto per un giaciglio e i pochi gingilli e abiti che si era portata appresso. Tornava a casa solo di domenica per ripartire di buon ora il giorno seguente verso la campagna, oppure aveva occasione di fare una breve visita ai genitori mentre era in città per lavoro. Già, Nathaniel decisamente non era come tutti gli altri dottori, e non si poteva dire che ciò portasse vantaggi a dismisura. I comuni medici esigevano un lucroso pagamento in cambio delle loro cure, pretendendo anche da un malato costretto a letto di recarsi personalmente nello studio per un semplice controllo.
Ed ecco svelato il mistero dell’aspetto spoglio, polveroso e decadente della sua casa. La popolazione maggiormente esposta ai malanni era anche quella che in tasca non aveva denaro sufficiente per permettersi un pasto ogni giorno. Così si recava spesso in visita ai suoi malati portando loro anche un po’ di cibo; ma non era carità e non insinuava in alcuno un tale sospetto. Diceva sempre: “Le arance sono ottime contro le infreddature; anche il cibo è una cura contro le malattie; l’annata del nostro orto ha dato frutti incredibili! Ve ne prego, prendetene un po’, noi ne abbiamo fin sopra i capelli!” E il sorriso che accompagnava queste frasi era così sincero e raggiante che nessuno avrebbe potuto rifiutare. A volte la stessa Eveline si domandava come facesse la famiglia Norton a tirare avanti, ma, un po’ dall’orto, un po’ con lavoretti fuori programma e con qualche aiuto da vecchie amicizie, Nathaniel se l’era sempre cavata.
Eveline uscì in giardino a prendere una boccata d’aria. Era stata una mattinata faticosa: avevano avuto pochi ma impegnativi pazienti. La signora Hawkins, con i suoi reumatismi e dolori alle articolazioni, li aveva tenuti occupati inutilmente con i suoi lamentosi gemiti ed era fermamente intenzionata a non andarsene “finché il signor Norton non mi farà passare questo dolore!”
Sospirò chiudendo gli occhi e godendosi una delle poche giornate soleggiate di fine marzo, quando due mani ruvide le premettero sulle palpebre. Non ebbe difficoltà a capire di chi fossero quelle mani callose, ma gentili e non poté non sfoggiare uno smagliante sorriso. «È un gioco vecchio come il mondo, Jackson, e diamine! Tu hai venticinque anni! Non hai ancora trovato un modo per metterti al passo coi tempi?» esclamò scostando le mani del ragazzo dal suo volto e girandosi per guardarlo negli occhi color nocciola che ben conosceva.
Jackson ricambiò lo sguardo con fare malizioso: «In realtà ho bisogno di qualche dritta e penso che tu sia la persona giusta a cui rivolgersi» Poi la prese per un bracciò e l’attirò nel piccolo boschetto limitrofo, al riparo dagli occhi vivaci degli amichetti di Robert che scorazzavano per il cortile. Eveline appoggiò la schiena contro la corteccia di un albero, pronta a d accogliere il suo bacio tanto bramato. La giovane gli passò una mano tra i capelli biondi soffermandosi sulla nuca per avvicinarlo alle sue labbra in attesa. Fu un bacio lungo, dolce e tenero, ma al contempo appassionato e seducente come quello scambiato tra due amanti e, per il momento, loro non erano nulla di più. Improvvisamente Jackson si staccò da lei per riprendere fiato. Eveline gli accarezzò la guancia sinistra, scoprendovi un graffio piccolo ma profondo vicino all’occhio. Il suo sguardo allora si fece severo. «Jackson, non sarai tornato ad affaticarti nella falegnameria di tuo padre, vero?»
Lui abbassò il volto attraversato da un’ombra colpevole, come un ragazzino che viene sgridato dalla madre per aver commesso qualche marachella di troppo. «Ma io devo aiutare mio padre, devo lavorare!»
«Ho ragione di credere che tu ti stia sforzando un po’ troppo! Sai quanto può essere rischioso per la tua salute.»
«Non capisci…» disse aggrottando le sopracciglia.
Eveline gli piantò un dito contro lo sterno: «No caro, qui sei tu quello che non capisce! Tre anni fa io e Nathaniel ti abbiamo salvato per miracolo e ancora adesso subisci qualche ricaduta. Io… non posso permettere che ti accada qualcosa!»
«Ma Eveline, io sono un uomo e sarò un padre di famiglia. Quando saremo sposati dovrò essere in grado di mantenere te e i nostri figli.» così dicendo le prese il viso tra le mani e le scoccò un bacio sulla fronte.
«Lo so, però…» soffocò la frase contro la giacca di lui che la stringeva al suo petto. Era una situazione complicata, ma avrebbero superato anche questa, ne era certa.
Jackson se ne andò dopo pochi minuti mentre lei si trattene ancora un po’, passandosi le dita sugli occhi nel tentativo di rilassarsi. E nello stesso istante la voce calda e possente di Nathaniel, che la stava cercando, giunse fino alle sue orecchie. Fece un profondo respiro e si avviò verso la casa. «Ah! Eccola qui! – disse sorridente, mentre si scostava una ciocca nera ribelle dal viso – Questa bambina richiede solo e soltanto le tue cure.»
Da dietro le lunghe gambe del dottore sbucò il volto di una bimba dalla pelle diafana, dai capelli biondi e con gli occhioni scuri pieni di lacrime. Eveline le si inginocchiò di fronte e le disse: «Ciao Elizabeth! Dimmi subito cosa c’è che non va e vediamo che posso fare, ok?»
Elizabeth annuì e le mostrò il ginocchio destro sul quale campeggiava una bella sbucciatura sanguinante. «Oh picccina! Vieni, andiamo a disinfettarci.» e così la prese in braccio per andarla a depositare su un lettino, mentre Nathaniel le trottava al fianco: «Allora, dimmi: è una cosa seria?»
Eveline rispose a tono, facendo l’occhiolino ad Elizabeth: «Certo! Non lo noti da solo? Mi dovrò impegnare con tutte le mie forze per farla guarire.»
Le disinfettò la ferita e le avvolse una benda intorno all’esile gamba, in caso di un’ulteriore perdita di sangue. Si accucciò nuovamente di fronte alla bambina: «Ti fa ancora tanto male?»   
Lei scosse con decisione la testa, poi le allacciò le braccia attorno al collo e le diede un bacio sulla guancia. «Grazie Eveline.» sussurrò uscendo di fretta dalla casa per raggiungere gli amici. Nathaniel e la sua assistente si scambiarono un’occhiata interrogativa. Elizabeth era famosa per la sua poca loquacità e parlava talmente poco che i suoi genitori credettero di avere una figlia muta; ma evidentemente la bambina risparmiava il fiato per usarlo in poche di quelle occasioni che lei riteneva importanti. C’era anche da tenere in contro poi che Elizabeth avesse un debole per Eveline.
Ma la spensieratezza che le aveva donato quella silenziosa bambina e che quasi ogni giorno veniva rinnovata, cominciò a sbiadire. Jackson non riusciva mai a starle lontano a lungo e cercava sempre di trovare un attimo di tempo per correre a rubarle un bacio. Era trascorsa una settimana dalla sua ultima visita e la faccenda iniziava a turbarla seriamente. Tuttavia non era solo il ruolo di amante bramosa che stava giocando in quel momento: ad essere preoccupata era anche l’apprendista, la futura dottoressa. E se il signor Bradford avesse letteralmente legato suo figlio alla piallatrice? Era seduta su una sedia della cucina guardando fuori dalla finestra, mentre quegli angosciosi pensieri le affollavano la mente e quando vide Henry, il postino, precipitarsi verso la casa con aria trafelata. Si scapicollò giù dalle scale per andargli incontro e prima che scendesse l’ultimo gradino Henry aveva già tirato ripetutamente la cordicella della campana che annunciava le visite. Un brutto segno.
 Eveline aprì la porta e l’espressione apprensiva dipinta sul volto dell’uomo la investì togliendole il fiato come una gelida raffica di vento. «Buongiorno signorina Bailey, il signor Norton è in casa?» disse con voce concitata, saltando i convenevoli.                                                                                                                                                                           
Mentre lei si apprestava a rispondere, Henry si tolse l’enorme capello dalla testa poggiandoselo al petto. Altro campanello d’allarme. Il postino si ostinava ad indossarlo solo perché era in grado di nascondere la sua calvizie e non se ne privava mai, neppure durante una cena importante. «Sì, è in casa. Devo andarlo a chiamare?»
«No, ma corra subito ad avvertirlo che deve recarsi il più presto possibile in città…»
Le parole che seguirono dopo le udì appena. Cercò un appiglio per non precipitare, allungò una mano tremante verso il tavolino vicino alla porta d’ingresso, tirandoselo dietro mentre cadeva svenuta sulle assi del pavimento. 

To Be Continued…
Yvaine

Conosciamo un po’ Neil Gaiman..


Hi guys! 
Leggendo “Il Cimitero senza lapidi e altre storie nere” sono rimasta colpita e affascinata dall’introduzione, scritta dallo stesso autore, che ci permette di capire qualcosa in più su di lui. Il libro di per sé l’ho trovato carino, ma diciamo che nessuno dei racconti mi è rimasto molto nel cuore. Posso però affermare che di certo quest’uomo ha fantasia da vendere! E sto apprezzando anche il suo modo di descrivere.. non usa sempre le stesse formule, e questo mi piace parecchio. Il primo libro che ho avuto il piacere di leggere di Gaiman era Stardust, ma ero piccola e non facevo molto caso allo stile, mentre la storia mi è rimasta impressa e avrei il piacere di rileggerla ^^
Comunque.. 
Non so esattamente se questa “lettera” sia davvero così speciale, ma io quando l’ho letta ho pensato: “Wow! Solo per questo si merita di entrare nella Top Ten dei miei autori preferiti!!”
Brutto o bello che sia..vorrei comunque condividerlo con voi =)

Da giovane, e davvero non sembra sia passato tutto questo tempo, adoravo i libri di racconti. I racconti li potevi leggere dall’inizio alla fine in quelle pause che avevi a disposizione per la lettura: durante l’intervallo al mattino o il sonnellino dopo pranzo, oppure sui treni. Prendevano l’abbrivio, si mettevano in moto e ti trasportavano in un nuovo mondo, per ricondurti sano e salvo a scuola o a casa nel giro di mezz’ora o giù di lì.
 I racconti che leggi quando hai l’età giusta non ti abbandonano mai davvero. Magari ti dimentichi chi li ha scritti o come si intitolava la storia. A volte ne dimentichi anche la trama, ma se un racconto arriva a toccarti ti resterà accanto, infestando quei luoghi della mente che visiti molto di rado.
Quello che ti resta più accanto è il racconto horror. Se riesce sul serio a provocarti un brivido sulla schiena, se una volta finita la storia ti ritrovi a chiudere il libro piano piano, per paura di disturbare qualcosa, e ad allontanarti furtivamente, allora non ti lascerà mai più. C’era un racconto che lessi quando avevo nove anni che finiva con una stanza piena zeppa di lumache. Penso che probabilmente si trattasse di lumache carnivore, che strisciavano lentamente verso qualcuno per divorarlo. A ricordarlo ora mi viene la stessa pelle d’oca di quando lo lessi.
Il fantasy ti entra nelle ossa. C’è una curva su una strada su cui mi capita a volte di passare, da cui si vede un villaggio su verdi colline ondulate, e dietro il villaggio ci sono colline più imponenti, più scoscese e più grigie e, in lontananza, montagne e nebbia: non riesco a passare di lì senza che mi ritorni alla mente la lettura del Signore degli Anelli. È  lì da qualche parte, dentro di me, e quella vista riporta tutto in superficie.
È la fantascienza – anche se qui temo ce ne sia poca – ti porta attraverso le stelle fino ad altri tempi e altre menti. Non c’è niente come trascorrere un po’ di tempo dentro la testa di un alieno, per ricordarci quanto poco divida ciascuno di noi dagli altri.
I racconti brevi sono minuscole finestre che si affacciano su altri mondi, su altre intelligenze e su altri sogni. Sono viaggi fino all’estremo opposto dell’universo che puoi fare con la certezza di essere di ritorno per l’ora di cena.
Ormai è quasi un quarto di secolo che scrivo racconti. All’inizio sono stati un ottimo modo per imparare il mestiere di scrittore. La cosa più difficile da fare quando sei uno scrittore alle prime armi è finire qualcosa, e quello era il metodo per imparare. Oggi gran parte delle cose che scrivo sono lunghe – lunghi fumetti, lunghi libri, lunghi film – e un racconto breve, qualcosa che è bello e finito nel giro di un paio di giorni o di una settimana, è divertimento allo stato puro.
Quelli che da ragazzo erano i miei scrittori di racconti preferiti sono – per la maggior parte – i miei scrittori di racconti preferiti ancora adesso. Gente come Saki o Harlan Ellison, come John Collier o Ray Bradbury. Stregoni  dei particolari che, con sole ventisei lettere e un mucchietto di segni d’interpunzione, erano capaci di farti ridere e di spezzarti il cuore, tutto nell’arco di una manciata di pagine.
Un libro di racconti ha un altro lato positivo: non sei tenuto ad apprezzarli tutti. Se ce n’è uno che non ti piace, subito ne troverai un altro che andrà bene.
I racconti che sono raccolti qui spaziano da una storia di detective hard boiled che si occupa dei personaggi di filastrocche infantili a un gruppo di persone  a cui piace mangiare delle cose, da una fiaba alla storia di un ragazzo che si imbatte in un troll sotto un ponte e dell’accordo che fanno tra loro. C’è un racconto che farà parte del mio prossimo libro per ragazzi, The Graveyard Book, che narra di un ragazzo che vive in un cimitero e viene allevato dai morti, e poi ce n’è un altro che ho scritto da giovanissimo intitolato Come vendere il Ponte di Ponti, una storia fantasy ispirata a un uomo chiamato “Conte” Victor Lustig che vendette davvero la Torre Eiffel praticamente nello stesso modo (e che morì alcuni anni dopo nella prigione di Alcatraz). Ci sono un paio di racconti vagamente paurosi e un paio di racconti abbastanza divertenti, e ce ne sono un mucchio che non sono né l’una né l’altra cosa, ma che spero finiranno comunque per piacervi
Neil Gaiman
Agosto 2006

The Wild Faeries Dance

Oggi vorrei proporvi questa canzone che mi ha affascinata =)
Mi ricorda qualcosa, devo averla sentita in un film o in un cartone, ma non ricordo proprio! Se qualcuno ha la mia stessa impressione e riesce a ricordare dove ha avuto il piacere di conoscere questa melodia.. vi prego di farmelo sapere con un commento qui sotto, Grazie e buon ascolto! Spero possa piacervi! ^^

Lyric

I wandered alone to the forest one night
Led by a music strange to hear
And followed the glow of a shimming light
That seemed to grow distant as I grew near

The woods were alive with the fragrance of spring
But winter was everywhere clear to see
The moon shone bright and a bat on the wing
Beckoned me closer and said to me:

“A clearing close In the forest you’ll find
A fabulous banquet, a fairy ball
If you close your eyes and you open your mind
The veil disappears and you’ll see it all”

Come and play as the wild fairies play
In a magical circle, a fairy ring
You won’t want to leave and forever you’ll stay
Where the vision is bright as spring
Come and dance the wild fairy dance
Spin in a circle as fast as light
Once you begin you are caught in a trance
And the world can grow old in a single night

When I closed my eyes to the shimmering light
All memory faded and I could see
That a mushroom circle of red and white
And myriad fairies surrounded me

Beyond all space and beyond all time
On gossamer wings did the fairies fly
With a joy unknown to a music sublime
The fairies danced, and there danced I

Come and play as the wild fairies play
In a magical circle, a fairy ring
You won’t want to leave and forever you’ll stay
Where the vision is bright as spring

Come and dance the wild fairy dance
Spin in a circle as fast as light
Once you begin you are caught in a trance
And the world can grow old in a single night

“Those who seek us surely find us
See the trail we leave behind us
Some bewildered, some enlightened
Some are brave, some are frightened
Are we kind or are we vicious?
Nectar poison or delicious?
That, my sweet, you will discover
Fairy foe, or fairy lover”

Come and play as the wild fairies play
In a magical circle, a fairy ring
You won’t want to leave and forever you’ll stay
Where the vision is bright as spring

Come and dance the wild fairy dance
Spin in a circle as fast as light
Once you begin you are caught in a trance
And the world can grow old in a single night

I wandered alone to the forest one night
Led by a music strange to hear
If you happen to pass when the moon is bright
And the veils are thin you will find me here…
If the veils are thin you will find me here

Non ne azzecco una! =S

Eh no no.. questa volta il mondo mi ha proprio seminata! O sono io ad essermi fermata?
Non fraintendetemi, non mi spompo per seguire il mondo, è solo che… non vi è mai capitato di sbagliare tutto ciò che fate in una sola giornata?
Perfetto: è questo che è successo a me oggi. All’inizio sembrava andare tutto bene, a parte qualche intoppo insignificante mentre riordinavo il quaderno dove prendo appunti per il mio libro. Poi prendo questo libro – che vedete di fianco – e inizio a leggerne l’introduzione: […]C’è un racconto che farà parte del mio prossimo libro per ragazzi, The Graveyard Book, che narra di un ragazzo che vive in un cimitero e che viene allevato dai morti […]
In quell’istante mi sono bloccata di colpo: “Un momento!! E io allora che ho comprato???” Sono andata a controllare sul web e ho scoperto la dura, cattivissima, idiota verità! Un mese fa ho sbagliato a comprare libro.. anche se non disprezzo quello che ho acquistato al posto di questo —> Il Figlio del Cimitero e anzi potrebbe rivelarsi interessante. Però spiegatemi voi come si fa.. Sono miope, è vero, ma non sapevo di essere anche astigmatica. O più semplicemente mi ha ingannato il solito titolaccio tradotto? (Il Cimitero senza lapidi- e altre storie nere, in lingua originale era M is for Magic) Rimane il fatto che mi senta irrimediabilmente irrecuperabile per giunta con un fondo di verità: sarò stata anche distratta quel giorno.

Ma vi sembra l’unico insuccesso di quella giornata che si rivela solo oggi? No, oh no, perchè vedete, quel giorno ho anche messo le mani su Paranormalmente e io non leggo libri di questo genere. Come avrete capito mi butto più sul fantasy allo stato (quasi) puro e rinnego con sguardo sprezzante storielle alla Twilight.. ma come con Shiver oppure Evermore, sono stata attratta da questo libro vedendolo come una lettura leggera e veloce, ma che avrebbe potuto rivelarsi carina. Ebbene, la foga del momento è passata e in questo momento dubito che possa provare una briciola di interesse verso quel romanzo.. Questi forse sono veramente soldi gettati tra le fiamme. Mai che dia ascolto a quel 2% di ragione che mi è rimasta intrappolata nella materia grigia!
E vi dirò ancora una cosa.. Sono a corto di nomi fantasy, come sempre, e cerco di cavarli fuori da qualsiasi cosa. Non sono brava a inventarli, per questo chiedo sempre alla mia amica se può darmi una mano, ma quelle moche volte che riesco a mettere insieme delle lettere sono quasi passabili. Tuttavia oggi dev’essere il giorno più sfortunato dell’anno – sarà colpa della pioggia? – perchè alla mia giudicatrice non ne ha approvato uno! ç_ç

E con questa frustrazione nel mio povero cuoricino vi mando tanti saluti e tanti baci! Che le vostre giornate siano un po’ meno gnegnè delle mie!

Yvaine